Il Centro Studi CGIL Venezia ha analizzato i dati ISTAT relativi alle abitazioni occupate e non occupate, alla popolazione e alle famiglie nel territorio veneziano tra il 2019 e il 2023. I dati mostrano una contraddizione evidente: mentre la popolazione diminuisce e l'emergenza abitativa si aggrava, il numero complessivo delle abitazioni continua ad aumentare.
Nella provincia di Venezia, tra il 2019 e il 2023, lo stock abitativo è cresciuto di 9.393 unità, pari all'1,88%. Nello stesso periodo la popolazione residente è diminuita di 13.424 persone, mentre il numero delle famiglie è aumentato di 4.853 unità. Le abitazioni non occupate da persone residenti sono cresciute di 3.868 unità.
Il dato assume caratteristiche particolarmente rilevanti nelle località del litorale. Nel 2023 le abitazioni non occupate da residenti raggiungono l'82,58% a San Michele al Tagliamento. Quote molto elevate si registrano anche negli altri Comuni a forte vocazione turistica. Nel Comune di Venezia, tra il 2019 e il 2023, il patrimonio abitativo complessivo è aumentato di 1.737 unità, ma le abitazioni occupate da residenti sono diminuite di 1.113.
La definizione ISTAT di abitazione "non occupata" comprende sia le abitazioni vuote sia quelle utilizzate esclusivamente da persone non residenti. Il dato non può quindi essere interpretato come il numero di case immediatamente disponibili per un affitto stabile: comprende seconde case e immobili destinati ad altre forme di utilizzo.
Il problema non è soltanto quante case esistano, ma quante siano effettivamente accessibili a lavoratrici, lavoratori, pensionati, studenti, giovani e famiglie che vogliono vivere stabilmente nel territorio. La crescita dello stock edilizio non ha prodotto maggiore disponibilità abitativa. Al contrario, in alcuni territori, soprattutto quelli sottoposti a maggiore pressione turistica, all'aumento delle abitazioni corrispondono la riduzione della popolazione residente e l'aumento delle case non occupate da residenti.
Questi dati - dichiara Daniele Giordano, Segretario generale CGIL Venezia - confermano quanto denunciamo da tempo: la casa è diventata uno dei principali fattori di espulsione sociale. I canoni elevati e la maggiore redditività delle locazioni turistiche rendono sempre più difficile trovare un'abitazione stabile e accessibile. Le conseguenze riguardano anche il mercato del lavoro, perché insegnanti, personale sanitario, lavoratori dei servizi e del turismo spesso non riescono a vivere nei territori nei quali lavorano.
Chiediamo un Piano metropolitano straordinario per la casa, fondato su obiettivi pubblici, tempi verificabili e risorse certe. La prima misura deve essere l'istituzione di una Cabina di regia Casa che coinvolga Città metropolitana, Comuni, Regione, ATER, Università, ULSS, IPAV, Insula e gli altri enti proprietari di patrimonio residenziale. Serve censire gli alloggi pubblici inutilizzati, distinguendo quelli immediatamente assegnabili da quelli che necessitano di manutenzione o ristrutturazione. Serve un piano straordinario di recupero del patrimonio pubblico, con risorse nazionali, regionali e comunali.
Serve intervenire per ampliare l'offerta degli affitti a canone concordato e calmierato, istituendo un fondo pubblico contro morosità incolpevole e danni, capace di offrire maggiori garanzie ai proprietari che scelgono contratti stabili per i residenti.
È necessaria una regolamentazione più forte degli affitti brevi, con un registro pubblico, controlli effettivi, limiti differenziati tra città storica, terraferma e località del litorale e la possibilità di stabilire quote massime. Comune e Regione devono inoltre promuovere un intervento legislativo nazionale che attribuisca agli enti locali strumenti adeguati.
Serve censire lo stock abitativo con dati che vadano oltre le normali rilevazioni: bisogna capire quante case sono chiuse e per quali ragioni lo sono. Devono essere introdotti incentivi alla rimessa in uso e forme di penalizzazione per gli immobili mantenuti inutilizzati per lunghi periodi nelle aree sottoposte a forte tensione abitativa.
Infine, la risposta all'emergenza abitativa non può consistere in una nuova espansione edilizia generalizzata. Il numero delle abitazioni sta già aumentando mentre la popolazione diminuisce. La priorità deve essere la rigenerazione urbana, il recupero degli edifici esistenti e l'arresto del consumo di suolo, anche per tutelare un territorio fragile ed esposto al rischio idrogeologico di fronte agli evidenti effetti del cambiamento climatico.
Chiediamo - conclude Giordano - che Comune, Città metropolitana e Regione aprano immediatamente un confronto. Il diritto alla casa deve tornare a essere una politica pubblica centrale, misurata sul numero di alloggi recuperati, sui canoni praticati, sulla riduzione degli sfratti e sulla capacità di rendere attrattivo il nostro territorio per chi vuole venirci a lavorare e a vivere.
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