La decisione di InvestCloud Italy di avviare il licenziamento collettivo di tutti i 37 dipendenti della sede di Marghera rappresenta un fatto gravissimo e un segnale che non può essere sottovalutato.
Non siamo di fronte soltanto ad una riorganizzazione aziendale: siamo davanti ad un caso emblematico che dimostra come l’intelligenza artificiale non sia affatto neutra.
Il punto vero è sempre lo stesso: quale intelligenza artificiale, con quali strumenti, con quali regole e sotto quale controllo pubblico. È da questo che dipende se l’innovazione tecnologica contribuisce a qualificare il lavoro, a renderlo più sicuro e più produttivo, oppure se viene utilizzata per sostituirlo, precarizzarlo e svuotarlo di valore - dichiarano Daniele Giordano Segretario Generale Cgil Venezia e Michele Valentini Segretario Generale Fiom Venezia.
Questa vicenda conferma il ritardo grave accumulato dall’Italia e dall’Unione europea. Un ritardo che oggi produce una crescente dipendenza da grandi gruppi e da altri Paesi che, com’è evidente, perseguono i propri interessi strategici e industriali, non certo quelli del lavoro, dell’occupazione e del sistema produttivo italiano.
L’intelligenza artificiale apre grandi possibilità, ma pone anche incognite enormi e rischi molto concreti: tenuta occupazionale, controllo dei lavoratori, opacità degli algoritmi, intensificazione dei ritmi, impatto su salute e sicurezza, redistribuzione del valore prodotto. Eppure troppo spesso ci si limita a registrare i cambiamenti senza definire con nettezza chi debba governarli e con quali vincoli.
Si continua a parlare molto di produttività e competenze, troppo poco di salari, orari, classificazioni, diritti, democrazia del lavoro e contrattazione collettiva. Si riconoscono i rischi di controllo, opacità e compressione dell’autonomia del lavoro, ma queste criticità non vengono tradotte in regole forti, partecipazione sindacale effettiva e tutele realmente esigibili.
Per la CGIL e la FIOM l’intelligenza artificiale non può essere governata soltanto come leva di competitività o riduzione dei costi. Deve essere sottoposta a regole pubbliche, controllo democratico e contrattazione collettiva, perché l’innovazione o migliora la qualità del lavoro e della vita delle persone oppure aumenta disuguaglianze, subordinazione e insicurezza sociale.
L’Italia e l’Europa hanno bisogno di investimenti, ricerca, infrastrutture, formazione e soprattutto di un governo pubblico dei processi di trasformazione tecnologica. Senza questa assunzione di responsabilità, continueremo a subire decisioni prese altrove, con il lavoro che paga il prezzo più alto.
Ora è indispensabile - concludono Giordano e Valentini - aprire immediatamente un confronto istituzionale vero, a partire dal tavolo di crisi regionale, per tutelare tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori coinvolti e per affrontare una questione che riguarda non solo una singola azienda, ma il modello di sviluppo che vogliamo costruire per questo territorio e per il Paese.



