Alla Fenice si consuma l’ennesima scelta imposta dall’alto, contro i lavoratori e contro la città.
Non c’è stato ascolto, non c’è stata volontà di ricomporre una frattura evidente, non c’è stato il minimo senso istituzionale. C’è stato solo il solito metodo Brugnaro: decidere da padrone e non da rappresentante delle istituzioni.
Quando si forza una nomina così divisiva senza cercare confronto e condivisione, significa che si vuole scientemente lo scontro frontale, incuranti dei danni prodotti al Gran Teatro La Fenice.
È un atto grave e irresponsabile. La Fenice non può essere piegata a logiche di potere e muscoli. Chi oggi impone questa scelta si assume una responsabilità pesantissima: quella di continuare a spaccare il Teatro e di danneggiare un patrimonio della città.



