Università diffusa e città campus

L’idea di una “università diffusa” e di una “città campus” può rappresentare un’opportunità per Venezia e Mestre, ma solo a condizioni molto chiare:

non possiamo ripetere schemi già visti, dove il pubblico investe, costruisce e mette a disposizione infrastrutture, per poi consegnare al privato la gestione trasformando anche il diritto allo studio in un altro business per chi specula sulla città. Se parliamo di studentati e residenzialità universitaria, serve un’offerta reale a canone calmierato, con regole trasparenti e controllabili, che garantiscano accessibilità e stabilità per studentesse e studenti e non rendite per pochi.

A questa scelta va affiancata una seconda, decisiva, priorità politica: un piano per qualificare il tessuto produttivo e creare opportunità di lavoro buono. Altrimenti la “città campus” rischia di diventare soltanto un punto di passaggio, dove si viene per un periodo limitato a formarsi e poi si va via perché il territorio non offre sbocchi, prospettive e condizioni di vita adeguate. Venezia non può accontentarsi di essere un luogo di formazione senza futuro: l’investimento universitario deve e può essere leva per innovazione, ricerca applicata, nuova impresa, transizione ecologica e digitale, rigenerazione di filiere produttive e servizi avanzati.

C’è poi un dato che non possiamo ignorare: negli ultimi quattro anni (dall’anno accademico 21/22 all’anno accademico 24/25) abbiamo registrato un trend di diminuzione costante degli iscritti, in totale circa 1200 in meno nella somma tra IUAV e Ca’ Foscari. Gli studenti diminuiscono, a riprova del fatto che la conta dei posti letto è uno slogan se non si traduce in diritto allo studio e vivibilità della città.

Il Comune di Venezia in questi anni ha fallito nel trattenere i residenti, che sempre più se ne vanno verso i comuni limitrofi, e allo stesso modo nulla ha fatto per attrarre e fare rimanere gli studenti. Meno tasse universitarie, alloggi accessibili, una città vivibile e sicura, con servizi e trasporti efficienti. Contrastare l’aumento della pressione abitativa e il costo della vita. Serve inoltre rafforzare i controlli sul mercato immobiliare per evitare che continui a proliferare il mercato nero e gli alloggi in condizioni fatiscenti.

La città campus può essere un’opportunità se contribuisce a rilanciare davvero il territorio e a qualificare l’economia locale; altrimenti rischiamo di produrre un ulteriore spazio di sfruttamento, dove la rendita che oggi si alimenta sul turismo si sposta sugli studenti. È un rischio già scritto se non si fissano paletti chiari su canoni calmierati, gestione e finalità pubblica degli investimenti, e se non si accompagna tutto con una strategia economica e sociale capace di trattenere competenze e creare lavoro dignitoso.