Tredici posti, una sola persona in graduatoria: la prevenzione non trova personale

Tredici posti da tecnico della prevenzione per l’ULSS 3 Serenissima, tredici candidati ammessi e una sola persona nella graduatoria finale.

È l’esito dell’ultimo concorso di Azienda Zero, con graduatorie pubblicate il 29 ottobre scorso, che metteva a bando complessivamente 56 posti in Veneto. Quell’unico possibile ingresso, inoltre, potrebbe essere destinato anche ad altri servizi del Dipartimento di prevenzione, senza rafforzare lo SPISAL.

Il giorno dopo l’incidente mortale a Fincantieri, Daniele Giordano, Segretario Generale della CGIL Venezia, e Paolo D’Agostino, Segretario Generale della FP CGIL Venezia, denunciano la difficoltà crescente di reclutare e trattenere i professionisti della prevenzione.

Rinnoviamo la nostra vicinanza alla famiglia del lavoratore deceduto a Marghera, ai suoi familiari e ai colleghi. Attendiamo che gli accertamenti chiariscano le cause e le responsabilità di questa tragedia. Ma la continua strage di infortuni e morti sul lavoro dimostra il fallimento delle politiche pubbliche e del piano regionale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. La distanza tra gli obiettivi dichiarati e le condizioni concrete dei servizi di prevenzione è inaccettabile.

Secondo i dati raccolti dal sindacato, i tecnici dello SPISAL dell’ULSS 3 sono oggi dodici e, con le uscite previste, entro il 31 dicembre potrebbero rimanere in dieci.

L’esito del concorso è un segnale che Regione e ULSS non possono ignorare, dichiarano Giordano e D’Agostino. I concorsi da soli non bastano se il lavoro pubblico non riesce ad attrarre e trattenere le persone. Parliamo di professionisti con competenze specialistiche, responsabilità elevate e compiti decisivi per la salute e la sicurezza di tutti. Questa professionalità deve essere riconosciuta nella busta paga, nell’organizzazione del lavoro e nelle possibilità di crescita. Se il privato offre condizioni economiche migliori e nel pubblico aumentano carichi e difficoltà, le persone se ne vanno e sostituirle diventa sempre più difficile.

Lo stipendio netto di un tecnico della prevenzione neoassunto si aggira sui 1.600 euro al mese. Per chi deve trasferirsi, il costo dell’affitto nel territorio veneziano assorbe una parte pesante di quella retribuzione, a cui si aggiungono bollette, trasporti e spese quotidiane.

Lo stesso Rapporto di servizio SPISAL 2025 documenta lo squilibrio: i tecnici della prevenzione sono passati da 19 nel 2024 a 15 nel 2025, mentre le ore lavorate sono aumentate da 19.403 a 21.243. In un anno, dunque, il 21% di tecnici in meno e il 9,5% di ore lavorate in più.

Questi numeri raccontano un servizio sostenuto dall’impegno crescente di chi rimane, proseguono i due segretari. La valorizzazione del personale deve tradursi in risorse per il trattamento economico accessorio, riconoscimento delle responsabilità, percorsi di sviluppo professionale e carichi di lavoro sostenibili. Non possiamo continuare a chiedere di più senza riconoscere il valore delle competenze e del lavoro svolto. Per rafforzare la prevenzione bisogna rendere conveniente lavorarci e restarci.

Lo SPISAL opera in 23 comuni, su un territorio che, secondo i dati INAIL 2023 riportati nel rapporto, conta quasi 38 mila aziende e oltre 230 mila lavoratori. Nel solo 2025 il servizio ha ricevuto 455 notifiche di infortuni con prognosi superiore a trenta giorni e circa 600 segnalazioni di sospetta malattia professionale. Ha concluso 68 indagini per infortunio, oltre a 26 su delega della magistratura, e 250 indagini per malattia professionale, affiancando a queste attività vigilanza, assistenza e prevenzione.

In un territorio con il porto, la cantieristica navale e il polo industriale, questi servizi devono essere rafforzati con scelte immediate e verificabili, concludono Giordano e D’Agostino. Chiediamo alla Regione e all’ULSS 3 un confronto urgente su assunzioni, retribuzioni e condizioni di lavoro. Il piano regionale deve essere misurato sulla capacità di prevenire gli infortuni e mettere i servizi nelle condizioni di intervenire. Servono investimenti, personale e continuità nei controlli. Alla famiglia del lavoratore rinnoviamo il nostro cordoglio e la nostra vicinanza: al dolore deve accompagnarsi un impegno concreto perché queste tragedie non continuino a ripetersi.