Trattenere il lavoro pubblico e difendere i servizi

Come organizzazione sindacale chiediamo l’apertura urgente di un confronto istituzionale per costruire un pacchetto straordinario di misure per Venezia, capace di fermare la fuga dal lavoro pubblico e garantire la tenuta dei servizi essenziali.

A Venezia - dichiarano Daniele Giordano Segretario CGIL Venezia e Ivan Bernini Segretario FP CGIL Venezia -  il caro affitti, il costo della vita, la pressione turistica, i costi di trasporto e la difficoltà della mobilità stanno rendendo sempre più difficile attrarre e trattenere lavoratrici e lavoratori dei servizi pubblici essenziali. Sanità, socio-sanitario, scuola, servizi educativi, enti locali, uffici pubblici e servizi alla persona pagano già oggi questa situazione con rinunce, trasferimenti e crescente difficoltà a coprire gli organici. Il problema non riguarda solo chi lavora. Riguarda la tenuta dei servizi e quindi la qualità della vita dei cittadini.

LE RICHIESTE DELLA CGIL

1. Riconoscimento di Venezia come area disagiata

Riconoscere formalmente il centro storico e le isole come area di particolare disagio abitativo e logistico per il lavoro nei servizi essenziali.

2. Indennità veneziana di sede

Istituire una indennità stabile, mensile e strutturale per chi lavora stabilmente a Venezia e nelle isole, con particolare attenzione ai profili medio-bassi maggiormente colpiti dal caro vita.

3. Piano casa per i lavoratori dei servizi essenziali

Attivare un piano straordinario per l’accesso alla casa attraverso una quota vincolata del 25% di alloggi ATER, ERP, social housing e patrimonio pubblico recuperato per: 

  • sanità e socio-sanitario;
  • scuola, nidi, educazione;
  • polizia locale e sicurezza urbana;
  • servizi pubblici essenziali;
  • enti pubblici e statali con forte scopertura di organico.

Doppio canale abitativo

  • alloggi temporanei di servizio per neoassunti e personale in ingresso;
  • affitti calmierati di fascia intermedia per profili che non rientrano nell’ERP.

4. Abbattimento dei costi di trasporto 

  • rimborso totale o forte riduzione degli abbonamenti necessari per raggiungere il posto di lavoro;
  • misure specifiche per chi lavora su turni come trasporti dedicati;
  • sostegni aggiuntivi per gli spostamenti più complessi e per le sedi più disagiate.

5. Revisione delle regole su assegnazioni e trasferimenti

Modificare le procedure oggi inadeguate alla specificità veneziana:

  • criteri specifici per le sedi lagunari;
  • incentivi alla permanenza prima di qualsiasi misura sanzionatoria;
  • percorsi di fidelizzazione del personale.

6. Misure di conciliazione

Garantire: 

  • quota di posti riservati per accesso ai nidi e ai servizi educativi, con l’impegno a definire un nido aziendale aperto alla città;
  • organizzazione del lavoro compatibile con i tempi reali di spostamento;
  • strumenti di conciliazione per chi lavora nei servizi essenziali.

7. Piano straordinario organici

  • coprire i posti vacanti;
  • ridurre il ricorso strutturale a soluzioni precarie e tampone;
  • stabilizzare il personale dove possibile;
  • monitorare rinunce, trasferimenti e tempi di copertura.

8. Tavolo permanente cittadino 

Istituire subito un tavolo permanente presso la Prefettura con Comune, Regione, enti, aziende pubbliche e organizzazioni sindacali per monitorare:

  • carenze di personale;
  • rinunce e trasferimenti;
  • costo della casa;
  • costi della mobilità;
  • effetti delle misure adottate.

Venezia non può essere trattata come una sede ordinaria. Se non si interviene su casa, salari, mobilità e condizioni di lavoro, continueranno a svuotarsi i servizi pubblici essenziali mettendo definitivamente in crisi la città. Difendere chi lavora nei servizi pubblici a Venezia - concludono Giordano e Bernini - significa difendere il diritto dei cittadini ad avere servizi accessibili, continui e di qualità.