Da settimane la CGIL di Venezia denuncia pubblicamente che l’aumento incontrollato del costo dei carburanti si sarebbe prima o poi scaricato sui cittadini e sulle famiglie.
Oggi quella previsione si materializza con i rincari annunciati da ATVO sulle tariffe del trasporto pubblico. Ma sarebbe un errore prendersela con l’azienda: ATVO non è il problema. Il problema è la Regione Veneto e il sistema degli Enti locali. Da anni le Istituzioni abbandonano il trasporto pubblico locale al proprio destino.
Quello che stiamo vedendo - dichiarano Daniele Giordano, Segretario generale CGIL Venezia e Alessio Bianchini, Segretario generale FILT CGIL Venezia - non è un fatto tecnico-contabile inevitabile. È la conseguenza diretta e prevedibile di una scelta politica precisa: non investire. Lo dicono i numeri. Secondo l’Osservatorio nazionale sulle politiche per il trasporto pubblico, il Veneto è terza regione in Italia per numero di passeggeri trasportati, ma risulta al penultimo posto tra le regioni a statuto ordinario per fondi regionali propri destinati al settore. Al penultimo posto. In una delle regioni più ricche, più popolose e più trafficate d’Italia.
Il Fondo Nazionale Trasporti, che dovrebbe costituire almeno la base del sistema, vale oggi in termini reali il 38% in meno rispetto al 2009 - dai 6,2 miliardi di allora ai 5,2 miliardi attuali. Un sottofinanziamento cronico che le regioni che governano con responsabilità compensano con risorse proprie, mettendo dal proprio bilancio le risorse aggiuntive necessarie a tenere in piedi il servizio e a proteggere le aziende dai rincari energetici. Il Veneto non lo fa. E quando le aziende si trovano con i conti in rosso per effetto del caro carburante - che secondo la stessa ATVO pesa per circa un milione di euro all’anno sul solo bilancio aziendale - il risultato è quello che vediamo oggi: i costi vengono scaricati sugli utenti.
La CGIL di Venezia è convinta che quelli di ATVO rischino di essere solo i primi aumenti. Se gli Enti Locali e la Regione non intervengono con urgenza, le stesse dinamiche si ripeteranno su tutte le aziende del trasporto pubblico locale del Veneto. Le difficoltà finanziarie, potrebbero determinare il taglio dei servizi, un aumento delle tariffe o dirottare accantonamenti per coprire i costi vivi di gestione del servizio, sottraendo risorse agli investimenti in nuovi mezzi, elettrificazione della flotta, miglioramento delle infrastrutture che sarebbero invece indispensabili per rendere il trasporto pubblico davvero competitivo rispetto all’auto privata. In questo modo si innesca una spirale perversa: meno investimenti, servizio peggiore, meno utenti, meno ricavi, nuovi aumenti tariffari. Chi paga sono sempre i più deboli.
C’è poi una contraddizione politica insostenibile: il trasporto pubblico avrebbe dovuto diventare un’alternativa reale all’auto privata proprio in questo momento, quando il costo del carburante ha reso il mezzo privato sempre più oneroso per le famiglie. Era un’occasione storica per spostare abitudini consolidate, ridurre le emissioni, alleggerire il traffico, rafforzare la mobilità sostenibile.
Chiediamo - concludono Giordano e Bianchini - alla Regione Veneto e agli Enti Locali di intervenire immediatamente a sostegno delle aziende del trasporto pubblico locale, per coprire i maggiori costi derivanti dal caro carburante e mettere le aziende nelle condizioni di non scaricare quei costi sulle tariffe. Non è una richiesta straordinaria: è quello che fanno le Istituzioni che considerano il trasporto pubblico un diritto e non un optional. Serve una normativa diversa che premia le aziende sane e che garantiscono servizi capillari e diffusi per i cittadini. Per questo la Regione deve presentare un piano strutturale di finanziamento del TPL, in sinergia con gli Enti Locali con una nuova legge regionale che porti il Veneto fuori dall’umiliante penultimo posto in cui si trova, all’altezza del ruolo che questa regione ha nel Paese.



