Tassa di soggiorno: non servono soldi a pioggia

CGIL Venezia: le risorse tornino a chi lavora, a chi ha una pensione bassa e a chi vive ogni giorno il disagio del turismo.

L’annuncio del Comune di Venezia di portare fino a 9 euro l’imposta di soggiorno, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la Tari, è un’operazione che la CGIL di Venezia giudica insufficiente e, nella sostanza, sbagliata nei criteri.

Non basta abbassare una tassa comunale in modo indifferenziato – dichiara Daniele Giordano, Segretario generale. A Venezia l’inflazione reale, quella che si abbatte nella spesa quotidiana e nell’affitto, annienta il potere di acquisto delle famiglie. Ridurre la Tari “a pioggia” significa dare più soldi ai proprietari di decine di immobili che a chi non arriva alla fine del mese.

È una scelta che non fa giustizia sociale e che rischia di essere addirittura inefficace, premiando redditi alti e patrimoni consistenti con le risorse che dovrebbero invece sostenere le lavoratrici e i lavoratori, le pensionate e i pensionati, tutte quelle famiglie che faticano a vivere nel Comune di Venezia.

Il turismo non ha lo stesso impatto su tutti. Chi dispone di immobili, redditi e capitali da investire coglie già i frutti dell’economia cittadina. A pagare il prezzo più alto è chi è costretto a lavorare in città senza potersi permettere di viverci, o chi, vivendoci – a causa dell’impatto del turismo sull’economia cittadina – non ha prospettive professionali al di fuori di quel settore.

Chiediamo che il maggiore gettito dell’imposta di soggiorno venga utilizzato secondo due criteri chiari:

  • Riduzione fiscale selettiva e progressiva (Tari e addizionale comunale), calibrata sul reddito, che dia sollievo concreto a chi ne ha davvero bisogno. Non un beneficio uniforme che finisce anche nelle tasche di chi non ne ha necessità.
  • Una quota di risorse dedicata, sempre su base reddituale, ai residenti della città storica.

Si tratta di due criteri chiave per ribadire che a Venezia non può prevalere l’economia della rendita a spese del lavoro, di chi lavora e di chi ha lavorato tutta una vita.

Se l’Amministrazione continua a trattare le risorse legate al turismo come una posta indifferenziata di bilancio, senza un criterio di redistribuzione equo e territoriale, finisce inoltre per alimentare essa stessa il sentimento di abbandono e il fenomeno separatista che serpeggia nella città storica.

Chi vive nella città d’acqua ha il diritto di vedere un ritorno concreto e proporzionato al disagio che subisce ogni giorno. La CGIL di Venezia continuerà a chiedere trasparenza sui criteri di utilizzo di queste risorse. Riteniamo necessario un confronto reale con le organizzazioni sindacali e sociali, perché la gestione del turismo non può tradursi in un aiuto indifferenziato che dimentica una seconda volta chi lavora, chi ha una pensione minima e chi ogni giorno vive le conseguenze della città-attrazione.