Sicurezza a Mestre: lavoratrici e lavoratori non possono avere paura di andare al lavoro

 

Mestre non può diventare un luogo in cui uscire la sera, prendere un autobus o semplicemente rientrare a casa dopo il turno di lavoro diventa motivo di ansia.

Alla CGIL arrivano segnalazioni sempre più frequenti e preoccupanti: lavoratrici e lavoratori ci dicono di avere paura ad andare e tornare dal lavoro, soprattutto per chi opera nei negozi, nei pubblici esercizi e nelle attività che chiudono tardi. E la stessa preoccupazione ci viene riferita da tante persone anziane anche solo nell’accedere ai servizi bancari o postali: è inaccettabile che il diritto alla mobilità e ai servizi essenziali sia condizionato dalla paura. 

Ci arrivano segnalazioni precise: alle 21 in Piazza Ferretto c’è chi ha avuto paura di essere aggredito, per non parlare della zona limitrofa alla nostra sede dove nel periodo invernale più di qualche utente con il buio ha segnalato situazioni di pericolo nel tardo pomeriggio. Preoccupano anche le situazioni critiche sui bus, che si ripercuotono su utenti e lavoratori del trasporto pubblico, spesso lasciati soli a gestire tensioni e degrado. Questa situazione, nei fatti, è sfuggita di mano e va affrontata con serietà e continuità.

Per la CGIL Venezia “servono presìdi fissi delle forze dell’ordine, una presenza stabile e riconoscibile, soprattutto nelle fasce serali e notturne e nei punti più sensibili della città, insieme a interventi mirati sulle situazioni più disperate: dipendenze, marginalità, fragilità sociali non si ‘spostano’ con un’ordinanza, si prendono in carico con una regia pubblica, servizi territoriali rafforzati e un coordinamento costante tra istituzioni.

Lo diciamo con chiarezza: la scelta della cosiddetta ‘zona rossa’ non sta portando risultati. Non basta classificare un’area come a rischio e aumentare controlli a intermittenza se non si affrontano le difficoltà reali che le persone vivono ogni giorno. Serve un piano vero, misurabile, con responsabilità chiare: sicurezza urbana, prevenzione sociale, trasporto pubblico, illuminazione e presidio del territorio devono essere parte di un’unica strategia.

La sicurezza non è propaganda, è un diritto. E riguarda prima di tutto chi lavora, chi studia, chi è anziano, chi si sposta per vivere la città. Mestre ha bisogno di risposte concrete, non di etichette.