Porto Marghera: servono progetti seri. La riconversione si fa su industria e porto, non con proposte improvvisate

CGIL Venezia, FILCTEM CGIL Venezia, FILT CGIL Venezia e FIOM CGIL Venezia ritengono necessario riportare il dibattito su Porto Marghera verso un piano di serietà, concretezza e visione industriale

La riconversione di Porto Marghera deve essere fondata in modo chiaro su industria, manifattura, logistica e porto. Non è accettabile alimentare ipotesi che, di fatto, prefigurano il superamento di questo modello produttivo. Perché proprio quel modello - innovato e riconvertito - rappresenta oggi l’unica alternativa reale alla monocoltura turistica, che sta impoverendo il lavoro, restringendo le opportunità e indebolendo il tessuto sociale della città e dell’intero territorio metropolitano. 

Per questo, nel confronto pubblico tra le proposte dei diversi candidati sindaci, chiediamo serietà e un confronto nel merito delle scelte. Serve misurarsi concretamente con prospettive che possano generare lavoro stabile e qualificato, a partire dall’ipotesi di candidare Marghera a polo italiano dell’intelligenza artificiale, dando al tempo stesso piena concretezza al polo del riutilizzo e del riciclo e all’utilizzo delle aree per nuove, qualificate e sostenibili attività industriali. Al contrario, vanno evitate proposte campate in aria, prive di una reale sostenibilità industriale e occupazionale, come l’idea di trasformare Porto Marghera in un campo agrivoltaico.

Serve serietà anche sul funzionamento del porto. Il porto di Venezia deve essere pienamente compatibile con l’ecosistema lagunare, e su questo non ci sono ambiguità. Ma il porto già oggi paga una condizione di compatibilità complessa, a partire dagli effetti del MOSE, e non può pagare anche una scelta politica che continui a rinviare la manutenzione dei canali, con il rischio concreto di comprometterne progressivamente l’operatività. Senza contare uno scalo ferroviario inadeguato.

Nessuno propone il ritorno delle grandi navi alla Marittima, quello è definito dal DL 103/2021. E siamo tutti consapevoli che il porto off-shore possa rappresentare una soluzione strategica. Ma è una prospettiva di lungo periodo, che richiederà anni. Bisogna dare certezze, garantire la continuità operativa e la competitività del sistema portuale veneziano, oppure il rischio è che altri scali, a partire da Trieste e Ravenna, e, probabilmente, più ancora Koper e Rijeka, consolidino un vantaggio competitivo a danno di Venezia.

La politica, a partire da chi oggi governa, dovrebbe inoltre richiamare con forza ENI ai propri impegni, che in più occasioni non sono stati mantenuti, mentre proprio ENI potrebbe contribuire in modo significativo a dare una spinta reale e credibile alla riconversione industriale di Marghera. La vertenza aperta sulla chimica italiana deve trovare delle risposte, questo non sta avvenendo nonostante ci sia un tavolo aperto al MIMIT che non dà alcuna soluzione per Porto Marghera 

Come CGIL e categorie, ci aspettiamo un dibattito all’altezza della sfida: Porto Marghera va rilanciata, con una riconversione vera, innovativa, ambientalmente sostenibile e capace di creare buona occupazione. Ma questo non significa superare il modello manifatturiero: significa, al contrario, investire per innovarlo e rafforzarlo.