Porto Marghera: Serve un piano industriale

Le dichiarazioni del Ministro Urso sull'hub di terre rare a Porto Marghera riportano l'attenzione su un tema cruciale per il futuro di questo territorio.

Prendiamo atto con interesse dell'annuncio della visita ministeriale, ma riteniamo necessario fare chiarezza su alcuni punti fondamentali.

Non c'è nessuna pregiudiziale contro questo progetto - dichiara Daniele Giordano, Segretario generale CGIL Venezia. Porto Marghera ha bisogno di investimenti reali e di una visione industriale di lungo periodo. Ma proprio per questo non possiamo accontentarci di annunci che, per come vengono descritti, configurano essenzialmente una funzione logistica e di stoccaggio, per quanto strategica a livello europeo.

C'è però una contraddizione che il Ministro non può ignorare. Nella stessa intervista, Urso cita le tre gigafactory europee che l'Italia punta ad attrarre nei prossimi mesi. Ebbene, nel programma della candidatura di Stefani alle elezioni, Porto Marghera figurava esplicitamente come sede candidata per una di queste gigafactory. Era quella la prospettiva industriale: non stoccaggio, ma produzione avanzata, tecnologia, occupazione qualificata.

Oggi invece si avanza un progetto per le terre rare che, per come è strutturato, appare incompatibile con quella candidatura. Il risultato rischia di essere questo: Marghera destinata allo stoccaggio delle materie prime, mentre i progetti industriali innovativi - le gigafactory, le filiere dell'intelligenza artificiale, la manifattura del futuro - vengono assegnati ad altri territori. Si vuole consegnare Marghera al ruolo di magazzino per gli altri? È una domanda alla quale il Ministro deve rispondere con chiarezza.

Stoccare materie prime critiche non è la stessa cosa che trasformarle - prosegue Giordano. Un hub logistico non genera lo stesso indotto occupazionale, non attiva le stesse filiere, non produce lo stesso valore aggiunto di un vero insediamento industriale. Marghera non ha bisogno di un grande magazzino, per quanto sofisticato: ha bisogno di un progetto che rimetta in moto la manifattura e la collochi al centro, e non alla periferia, della transizione industriale europea.

Infine, le condizioni ambientali di questa soluzione devono essere chiarite con precisione e trasparenza, prima di qualsiasi decisione. Porto Marghera porta con sé una storia industriale pesante sul piano ambientale e sanitario. I lavoratori e le comunità di questa area hanno diritto di sapere con esattezza quali materiali verrebbero stoccati, in quali quantità, con quali standard di sicurezza e con quale impatto sul territorio. Non è un dettaglio: è una condizione preliminare.

Al Ministro Urso chiediamo di non fermarsi ad un sopralluogo, ma di aprire un confronto aperto con le parti sociali su questi punti. Siamo disponibili al dialogo, ma il dialogo richiede un progetto vero sul tavolo - conclude Giordano - non annunci che rischiano di chiudere per sempre le porte a ciò che Marghera potrebbe davvero diventare.