Nuova questura di Venezia. Anac certifica gravi criticità

La Delibera ANAC n. 502 del 17 dicembre 2025 sulla procedura di appalto per la realizzazione della nuova Questura di Venezia a Marghera

(stazione appaltante Città Metropolitana di Venezia, importo lavori circa 39,6 milioni di euro) fotografa una gestione che, al di là dei profili amministrativi, apre un tema centrale e inaccettabile: quando si “schiaccia” il costo dei lavori e si riducono trasparenza e controlli, a pagare sono sempre le lavoratrici e i lavoratori del cantiere, la sicurezza, la qualità e la legalità. 

La Delibera ANAC è chiarissima: non stiamo parlando di dettagli tecnici. Stiamo parlando di scelte che possono alimentare una spirale di dumping su salari, tempi e condizioni di lavoro. Un’opera pubblica finanziata dallo Stato non può essere costruita comprimendo il costo del lavoro o scaricando rischi su chi lavora nei cantieri - dichiarano Daniele Giordano, Segretario Generale CGIL Venezia e Laura Pastrello, Segretaria generale FILLEA CGIL Venezia.

In edilizia, quando si abbassa artificialmente la base economica e poi si insegue il “risultato” con urgenze e scorciatoie,  si da luogo a un’equazione nota: più subappalti, più pressione sui tempi, più risparmio su manodopera e sicurezza. Un terreno che favorisce irregolarità, elusione contrattuale e precarizzazione del cantiere. 

Inoltre, quando la verifica tecnica viene resa incompleta e si procede comunque, il rischio non è astratto: significa aprire la strada a varianti, contenziosi, corse contro il tempo e riorganizzazioni in corso d’opera. E ogni volta che un cantiere entra in modalità “emergenza”, la sicurezza diventa la prima voce a essere messa sotto pressione - proseguono Giordano e Pastrello. 

Un appalto pubblico deve essere trasparente dall’inizio, perché la trasparenza è anche tutela del lavoro: se le lavorazioni vengono “spostate” e ricollocate con procedure poco nette, si moltiplicano gli spazi per scaricare costi sul basso della filiera, sui subappalti e sulle condizioni reali in cantiere, conclude Giordano. 

Le richieste della CGIL Venezia

Alla luce della Delibera ANAC, la CGIL Venezia chiede alla Città Metropolitana di Venezia e agli enti coinvolti iniziative immediate e verificabili:

1. Massima trasparenza sugli atti conseguenti alla Delibera ANAC e sulle determinazioni che la Stazione Appaltante è chiamata ad assumere entro 45 giorni. 

2. Clausole di tutela del lavoro vincolanti lungo tutta la filiera: piena applicazione dei CCNL edili e dei contratti comparativamente più rappresentativi, contrasto a dumping e false cooperative, tracciabilità dei subappalti e divieto di subappalti a cascata.

3. Controlli stringenti su congruità della manodopera, sicurezza e tempi di lavoro, con un presidio continuo e non “a spot” su cantiere e subappalti, a partire dagli obblighi in materia di prevenzione e formazione.

4. Tavoli di contrattazioni di anticipo e poi di verifica in fase di esecuzione con le organizzazioni dei lavoratori. Tutte tutele e procedure che in molte città e regioni sono già previste dagli accordi sottoscritti da CGIL, CISL e UIL ma non a Venezia e non in Veneto.

La nuova Questura è un’opera importante per la città e per lo Stato. Proprio per questo deve essere un modello: non può diventare l’ennesimo cantiere dove il “risparmio” si fa sulla pelle di chi lavora. Se si vuole davvero il “risultato”, lo si ottiene con legalità, qualità e lavoro stabile e sicuro, non con tagli lineari e verifiche indebolite - concludono Giordano e Pastrello.