MOSE: chiarezza su criteri, impatti e responsabilità

Prendiamo atto delle dichiarazioni del Presidente dell’Autorità per la Laguna di Venezia, Roberto Rossetto, che rivendica 27 sollevamenti del MOSE dall’inizio dell’anno e l’esistenza di un “protocollo” che, a fronte di un rischio stimato a 110 cm e di un margine d’errore, porta di fatto a chiudere già quando la previsione arriva a 100 cm.

Il punto, però, è un altro . Si sta consolidando una scelta che rende “ordinaria” la chiusura della laguna a quote sempre più basse, e questo significa, nei fatti, che già quando la marea arriva a 100 cm Venezia rischia di bloccarsi. Con questo numero di sollevamenti cambiano la vita quotidiana, i servizi, le attività economiche e l’equilibrio ambientale.

Non ci è chiaro, e chiediamo che venga reso pubblico in modo puntuale, quali ricadute produca questa gestione. In primo luogo serve fare chiarezza sull’ecosistema lagunare, sulla circolazione delle acque, sui sedimenti. I sollevamenti hanno poi un impatto anche sull’economia portuale e sul lavoro, sulle finestre operative e sull’organizzazione della logistica. Inoltre sono molte le ricadute sulla vita di chi abita e lavora a Venezia, che non può essere portata in secondo piano dalla “città vetrina”. 

Siamo i primi a dire che la sicurezza e i servizi essenziali vanno garantiti ma non può diventare il pretesto per una narrazione comoda e indiscutibile. Se davvero il tema è che a 90–95 cm ambulanze, vigili del fuoco e vaporetti non passano, allora servono misure strutturali sulla città (percorsi di emergenza, passerelle e soluzioni stabili, gestione del traffico acqueo e terrestre), non l’abbassamento continuo dell’asticella della chiusura come unica risposta.

Altrimenti il sospetto - fondato e legittimo - è che la vera spinta a “normalizzare” le chiusure sia il carico della città turistica, che schiaccia Venezia e rende ogni criticità un’emergenza permanente. Non si governa una città complicata e fragile inseguendo la domanda turistica e scaricando i costi su ambiente, lavoro e residenti. 

Scelte di questo tipo devono avvenire con massima trasparenza perché incidono su interessi pubblici enormi. Oggi, francamente, questa trasparenza non la vediamo. Non possiamo accettare che prosegua una narrazione “sull’utilizzo della città”, che conferma una visione esclusivamente estrattiva e finalizzata a garantire un modello insostenibile. La sicurezza si garantisce con scelte strutturali e condivise.