L’allargamento dello scaglione IRPEF al 33% tra i 50.000 e i 55.000 euro, previsto dalla proposta di legge di bilancio, lascerebbe fuori dal beneficio oltre nove dipendenti su dieci e oltre nove pensionati su dieci nel territorio veneziano,
secondo le stime del Centro Studi CGIL Venezia. Il taglio massimo dell’IRPEF lorda, pari a 500 euro all’anno, andrebbe invece a tutti i contribuenti con almeno 55.000 euro di reddito imponibile, compresi quelli con redditi superiori ai 300.000 euro annui.
Secondo le elaborazioni sui dati MEF relativi ai redditi 2024, nella Città metropolitana di Venezia, dei circa 382 mila percettori di reddito da lavoro dipendente e assimilato circa 352 mila, il 92,2%, si collocano entro i 50.000 euro di reddito complessivo. Circa 30 mila, il 7,8% delle lavoratrici e dei lavoratori veneziani, vedrebbero dei benefici. Tra i circa 223 mila percettori di reddito da pensione circa 205 mila, il 92,1%, si collocano entro i 50.000 euro.
L’elaborazione si basa sui dati ufficiali del Ministero dell’Economia e delle Finanze relativi ai redditi 2024. I totali di dipendenti e assimilati e pensionati sommano i dati dei 44 comuni della Città metropolitana di Venezia. La distribuzione per fasce di reddito è stimata applicando le corrispondenti quote osservate in Veneto. La variazione dei redditi risulta contenuta rispetto al Veneto, confermando la plausibilità della stima.
Questi numeri mostrano la distanza tra la misura proposta e le difficoltà quotidiane di una parte enorme del nostro territorio, dichiara Daniele Giordano, Segretario Generale della CGIL Venezia. Da questo intervento non arriverebbe alcun beneficio a chi ha un imponibile di 25 mila, 30 mila o 40 mila euro. Arriverebbero invece 500 euro di taglio dell’IRPEF lorda anche a chi supera i 300 mila euro all’anno. È una scelta che lascia senza risposta chi fatica ad arrivare a fine mese e deve affrontare ogni giorno il costo della spesa, delle bollette e dei trasporti.
Il meccanismo è semplice: sulla parte di imponibile compresa tra 50.000 e 55.000 euro l’aliquota passerebbe dal 43% al 33%. A 51.000 euro il risparmio sarebbe di 100 euro all’anno, a 52.500 euro di 250 euro, da 55.000 euro raggiungerebbe i 500 euro. Quella stessa quota di reddito è presente anche negli imponibili superiori: il taglio di 500 euro sull’IRPEF lorda varrebbe quindi anche per chi dichiara 100.000, 300.000 euro o più. Sulla parte eccedente i 55.000 euro continuerebbe ad applicarsi il 43%.
La priorità dovrebbe essere recuperare il potere d’acquisto di chi ha subito più duramente l’aumento dei prezzi, prosegue Giordano. Con la campagna “Adesso facciamo i conti” stiamo mostrando quanto costino oggi le stesse necessità rispetto a pochi anni fa. Una quota crescente dello stipendio o della pensione serve soltanto a pagare le spese essenziali. Per moltissime persone questo significa un impoverimento concreto, fatto di rinunce quotidiane.
Il 20 novembre, come CGIL, saremo in piazza per chiedere una diversa distribuzione delle risorse: alleggerire il prelievo sui redditi da lavoro e da pensione medio-bassi, restituire quanto l’inflazione ha fatto pagare in più attraverso il drenaggio fiscale, rinnovare i contratti e garantire la piena rivalutazione delle pensioni. Servono inoltre investimenti nella sanità e nei servizi pubblici, perché dover pagare una prestazione sanitaria o sostenere da soli il costo dell’assistenza riduce ulteriormente il reddito disponibile delle famiglie.
Anche il territorio deve fare la propria parte, con addizionali comunali IRPEF progressive, esenzioni più ampie e un osservatorio pubblico sui prezzi dei beni e dei servizi essenziali, conclude Giordano. Il 20 novembre scioperiamo per cambiare le priorità della finanziaria e delle politiche del Governo.



