M9: il pubblico non può diventare salvagente di una fondazione privata

Nessuno mette in discussione il valore culturale di M9 né il ruolo che può svolgere per Mestre e per l’intero territorio.

Ma proprio per questo è necessario tenere fermo un principio molto chiaro: la Fondazione M9 è un soggetto privato, come tutti gli altri, e non può beneficiare di favori, corsie preferenziali o attenzioni particolari sulle spalle del pubblico - dichiara Daniele Giordano Segretario Generale CGIL Venezia.  

L’ipotesi di un “distretto culturale” o di un biglietto unico che metta insieme i musei civici e M9 non può trasformarsi in un’operazione nella quale il sistema pubblico diventa, di fatto, lo strumento per aiutare una fondazione privata a far quadrare i propri conti. Questo sarebbe un errore politico e istituzionale molto grave.

Il patrimonio culturale pubblico, i musei civici, i servizi culturali del Comune rispondono a una funzione precisa: garantire l’interesse generale, l’accessibilità, la tutela e la valorizzazione di beni che appartengono alla collettività. Una fondazione privata risponde invece ai propri assetti, ai propri equilibri e agli interessi dei propri soci. Sono due piani distinti e vanno tenuti distinti, senza ambiguità e senza scorciatoie.

Per questo riteniamo sbagliato anche il tentativo di rappresentare come naturale il fatto che il pubblico sostenga una fondazione privata perché questa, a sua volta, potrebbe poi contribuire al territorio. È un’impostazione che non condividiamo. Il pubblico non serve a riequilibrare i conti dei privati, ma a garantire diritti, servizi e interesse generale.

Proprio per questa ragione vanno evitate commistioni pericolose tra funzione pubblica e interesse privato, che a nostro avviso sollevano più di un dubbio anche sul piano della legittimità e della correttezza amministrativa. E soprattutto, ad oggi, non si capisce quale sia il vantaggio concreto per il Comune e per i cittadini in un’operazione che appare tutta sbilanciata a favore di M9.

Se davvero si vuole aprire una discussione seria sulle politiche culturali per Mestre, allora si parta dal rafforzamento del sistema pubblico, dei musei civici, delle biblioteche, dei servizi culturali diffusi e dell’accesso alla cultura per i residenti. Non si usi invece il pubblico come leva per sostenere un soggetto privato.

Per questo chiediamo al Comune la massima trasparenza su contenuti, obiettivi, limiti e basi giuridiche di questa operazione. Perché la cultura è un bene comune e non può essere piegata a scelte che finiscono per scaricare sul pubblico il peso e i problemi di soggetti che pubblici non sono.