In cinque anni i lavoratori hanno perso la tredicesima

Da gennaio 2019 a dicembre 2024 - si legge nel report del Centro Studi CGIL Venezia - al netto dell’aumento della retribuzione medio (9,66%), il potere di acquisto di lavoratrici e lavoratori è diminuito di circa 8 punti percentuali.

Questa perdita, nonostante il rinnovo di diversi contratti nazionali ha determinato nella sostanza l’azzeramento della tredicesima. 

Di fronte all’aumento dei costi energetici e alle conseguenti ricadute preoccupa registrare come da molti anni l’incremento dei salari non riesca a riassorbire la perdita di potere d’acquisto delle famiglie veneziane. Per molte lavoratrici e lavoratori il costo della vita è già diventato insostenibile, ma l’aumento del costo di carburante e gas che incideranno anche sui beni primari potrebbe infliggere il colpo di grazia.

L’inflazione non è uguale per tutti. Le lavoratrici e i lavoratori, le pensionate e i pensionati con redditi più bassi impiegano già una larga parte del loro stipendio nelle spese essenziali: casa, spesa, figli, cure e salute. Per queste persone non c’è un “cuscinetto”, l’unica possibilità di fronte al rialzo dei prezzi è rinunciare a qualcosa. Nella nostra provincia il solo settore delle attività turistiche (alloggio e ristorazione), ha redditi medi lordi annui di 13.600€. Se si pensa al costo del mercato immobiliare e degli affitti, è evidente che resta già ben poco per vivere. Cifre ancora più basse si riferiscono alle 58.486 persone con contratti a tempo determinato (reddito medio 11.803€) e ai 28.081 stagionali (reddito medio 9604€).

Dal report emerge un’ulteriore beffa: tra il 2019 e il 2024 ad aumentare di più, anche i termini percentuali, sono gli stipendi più alti. Se consideriamo le categorie aggregate nel nostro territorio i 174.185 operai hanno visto una perdita di potere dell’8,7%.  Di contro, i dirigenti del settore privato hanno visto un aumento del reddito medio da 133.985€ a 150.776€ lordi all’anno, perdendo soltanto il 5,07% del potere d’acquisto.

Il nostro territorio paga le conseguenze di una frammentazione estrema del lavoro e di una precarietà in crescita. La discontinuità lavorativa e i contratti a termine sono caratterizzati da redditi notevolmente inferiori rispetto ai contratti a tempo indeterminato. Il peso del settore turistico, che continua ad avere redditi bassi e discontinui, sta determinando una fascia sempre più vasta di popolazione con redditi che non consentono di vivere dignitosamente. Venezia necessita di strategie industriali, di investimenti in settori innovativi ad alto valore aggiunto e di una strategia in cui le Istituzioni assumano un ruolo strategico superando l’assenza di questi anni.