I dati diffusi sul numero di siringhe e aghi raccolti a Mestre nel 2025 - 5.198 siringhe rimosse da strade, parchi e spazi pubblici - non sono una semplice “statistica” di pulizia urbana: sono la fotografia di un disagio profondo, di un consumo di sostanze che attraversa la città e che continua a produrre effetti visibili e pericolosi per tutti.
Questi numeri dimostrano che il problema è grande e rimane drammaticamente aperto. Continuare a far finta di niente significa abbandonare decine di ragazzi e lasciare sole le famiglie, i residenti e chi lavora nei servizi pubblici - dichiarano Daniele Giordano Segretario generale CGIL Venezia e Paolo D’Agostino Segretario FP CGIL Venezia.
Da anni assistiamo a un rimpallo di responsabilità e a una narrazione che riduce tutto a decoro e ordine pubblico. Ma la discussione sulle dipendenze deve tornare a essere un tema serio di politica pubblica, non un argomento da tirare fuori solo in campagna elettorale, come purtroppo è accaduto troppe volte. Qui non si parla solo di siringhe: si parla della tenuta sociale della città, della vita di centinaia di persone e del rischio crescente che la fragilità venga intercettata e gestita - di fatto - da reti illegali.
Il Comune deve assumersi fino in fondo la responsabilità di ricostruire e potenziare un servizio pubblico di presa in carico, gestito direttamente e strutturato, capace di lavorare in rete con sanità, servizi sociali, scuole e territorio. Le scelte degli ultimi anni hanno progressivamente indebolito e destrutturato un presidio fondamentale: oggi ne paghiamo le conseguenze, proseguono Giordano e D’Agostino.
CGIL e FP CGIL chiedono:
1. un piano straordinario comunale sulle dipendenze e sul disagio, con risorse dedicate e obiettivi misurabili;
2. potenziamento immediato di unità di strada, aggancio precoce e presa in carico continuativa;
3. un coordinamento stabile con ULSS e SerD, ma con un ruolo forte del Comune sul versante sociale, educativo e di prossimità;
4. un intervento integrato nei punti critici della città, unendo prevenzione, servizi, sicurezza e tutela degli operatori.
Non basta rimuovere i segni del problema: bisogna affrontarne le cause. Se la città lascia indietro chi è più fragile, si apre spazio alla criminalità organizzata e al mercato illegale, con conseguenze pesanti per tutti. Mestre ha bisogno di politiche pubbliche vere, non di slogan, concludono Giordano e D’Agostino.



