Nella provincia di Venezia 15.598 persone con almeno 85 anni vivono sole: rappresentano il 48,8% dei grandi anziani che vivono in casa. In pratica, quasi una persona su due nella fascia di età più avanzata deve affrontare senza conviventi anche i periodi di caldo estremo.
Il dato, tratto dall'approfondimento ISTAT 2021, descrive una vulnerabilità sociale strutturale, destinata ad assumere un peso sempre maggiore. Secondo i dati dei Censimenti permanenti ISTAT, infatti, nell'anno della rilevazione l'indice di vecchiaia era a 215,3 punti, mentre solo tre anni dopo era passato a 240,3 punti.
Significa che oggi nel territorio provinciale si contano oltre 240 persone con almeno 65 anni ogni 100 giovani sotto i 15 anni. In cinque rilevazioni censuarie, a partire dal 2020, l'indice è aumentato di 31,2 punti, pari al 14,9%. Anche la crescita annuale sta accelerando: +6,2 punti nel 2021, +6,7 nel 2022, +8,4 nel 2023 e +9,9 nel 2024.
| Territorio | Classe d'età | Famiglie monocomponente | Popolazione in famiglie | Quota monocomponente |
|---|---|---|---|---|
| Provincia di Venezia | 65 e oltre | 59.950 | 210.312 | 28,5% |
| Provincia di Venezia | 75 e oltre | 38.990 | 109.544 | 35,6% |
| Provincia di Venezia | 85 e oltre | 15.598 | 31.940 | 48,8% |
Fonte: ISTAT, approfondimento 2021
| Anno | 2020 | 2021 | 2022 | 2023 | 2024 |
|---|---|---|---|---|---|
| Indice di vecchiaia | 209,1 | 215,3 | 222 | 230,4 | 240,3 |
| Variazione | - | 6,2 | 6,7 | 8,4 | 9,9 |
Fonte: ISTAT, Censimento permanente
Il caldo non colpisce tutti allo stesso modo. Per migliaia di grandi anziani vivere soli significa non avere in casa qualcuno che possa accorgersi tempestivamente di una difficoltà, aiutare a raggiungere un luogo fresco o attivare i servizi. Davanti a questi numeri, il piano caldo non può limitarsi a spiegare alle persone fragili che devono bere, telefonare o chiedere aiuto - dichiara Daniele Tronco, Segretario generale SPI CGIL Venezia.
C'è, inoltre, chi può proteggersi mantenendo fresca la propria abitazione e chi non può installare un condizionatore, chi non riesce a sostenerne i consumi per l'intera giornata oppure vive in una casa vecchia, poco isolata e incapace di trattenere il fresco.
La situazione è particolarmente critica per molti anziani che abitano negli alloggi di edilizia residenziale pubblica più vetusti, dove isolamento insufficiente, serramenti datati, esposizione al sole e assenza di sistemi di raffrescamento possono trasformare l'abitazione in una trappola di calore. Invitare queste persone a "restare in casa nelle ore più calde" rischia di essere una raccomandazione inefficace, se proprio la casa è il luogo in cui la temperatura diventa insostenibile.
La programmazione regionale prevede un sistema di allertamento, specifici piani delle aziende sanitarie, il coinvolgimento dei servizi sociali e il numero 116117. I Comuni pubblicizzano numeri utili, distribuiscono materiale informativo e, in alcuni casi, mettono a disposizione biblioteche, centri anziani, musei e altri spazi climatizzati.
Queste misure sono utili, ma non sufficienti se non sono accompagnate da una presa in carico preventiva e verificabile delle persone anziane che vivono sole. Serve partire da un'analisi sistematica di quanti anziani fragili siano stati individuati, quante visite domiciliari siano programmate e quante persone usufruiscano degli spazi climatizzati messi a disposizione. Serve superare la difficoltà che si incontra nel comunicare con le persone più anziane, che non può essere legata solamente a familiari, amici o reti di volontariato.
Con una popolazione che invecchia rapidamente, le ondate di calore non possono più essere considerate eventi eccezionali. Occorre passare da piani prevalentemente informativi - conclude Tronco - a una rete di prossimità capace di intercettare gli anziani in situazioni di potenziale difficoltà.



