Deposito di terre rare: Marghera non può diventare un magazzino

La CGIL di Venezia è assolutamente favorevole a ipotesi di rilancio di Porto Marghera.

Da anni sosteniamo la necessità di restituire una prospettiva produttiva, occupazionale e industriale a un’area strategica per Venezia, per il Veneto e per il Paese. Proprio per questo diciamo con chiarezza che Porto Marghera non può essere ridotta a semplice sito di stoccaggio di materie prime strategiche destinato poi ad alimentare produzioni altrove - dichiara Daniele Giordano Segretario Generale CGIL Venezia. 

Se si vuole aprire una discussione seria sul futuro di Marghera, bisogna parlare di insediamenti industriali veri, di filiere innovative e specializzate, di investimenti produttivi, di ricerca, di lavoro stabile e qualificato. Costruiamo un insediamento per le terre rare mentre, ad esempio, abbandoniamo tutto il comparto dell’automotive e le componentistiche proprio legate a quei materiali. Come CGIL abbiamo lanciato la proposta di candidare Marghera a polo europeo dell’intelligenza artificiale, siamo aperti chiaramente a tutte le alternative industriali e innovative, ma se la risposta sono dei siti di stoccaggio ci pare del tutto inadeguata. Ci interessa un progetto industriale non una scelta che trasformi il nostro territorio in un grande magazzino dell’Unione europea mentre qui continua ad arretrare il tessuto industriale, mancano scelte strategiche e si perdono competenze, occupazione e capacità produttiva. 

A questo si aggiunge un punto decisivo: che se si pensa a Porto Marghera come hub strategico, allora va garantita fino in fondo l’operatività del Porto. Non vediamo alcuna strategia complessiva sul sistema portuale, né una presenza adeguata delle istituzioni nel costruire una prospettiva industriale seria, coerente e compatibile con la laguna.

Porto, logistica, industria, tutela ambientale e difesa della laguna devono stare dentro un unico disegno. Oggi questo disegno non si vede. Si annunciano ipotesi, ma manca una visione. E senza visione il rischio è che Porto Marghera venga ancora una volta utilizzata come area di servizio, senza creare sviluppo vero per il territorio e senza dare risposte al lavoro.

Va benissimo parlare di Porto Marghera ed è anche per questo che il Primo Maggio nazionale sarà a Marghera: per ribadire che da qui deve ripartire una discussione sul futuro del lavoro e dell’industria. Deve essere una discussione seria - conclude Giordano -  fondata su progetti industriali veri, non sull’idea di trasformare Marghera nel semplice deposito europeo delle materie prime.