Lo abbiamo sempre sostenuto con coerenza: il contributo di accesso non è e non è mai stato lo strumento adatto a governare o ridurre i flussi turistici.
Lo conferma l'esperienza di questi anni. Il ticket - dichiara Daniele Giordano, Segretario Generale della CGIL di Venezia - non ha modificato in modo significativo la pressione turistica sulla città storica, né rappresenta una risposta ai problemi strutturali prodotti dal turismo di massa.
Proprio perché questa è stata la nostra posizione fin dall'inizio, oggi diciamo con chiarezza che il dibattito pubblico deve uscire dalla contrapposizione tra chi vuole abolire il contributo e chi vuole mantenerlo. Il contributo di accesso esiste, produce un gettito ormai strutturale, e il tema su cui siamo chiamati a intervenire è l'utilizzo di queste risorse.
Continuare a discutere se il ticket vada abolito o confermato è un dibattito che non porta nemmeno un euro ai bisogni reali di lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, cittadine e cittadini. Le risorse ci sono, sono strutturali, e la vera domanda politica è come vengono redistribuite. Su questo, la Giunta e il Consiglio Comunale devono decidere di sostenere i redditi medi e bassi: non chi non ha nessuna necessità di essere aiutato.
Il nostro giudizio non coincide né con quello dell'Amministrazione né con chi propone l'abolizione del contributo. Il nostro unico criterio di valutazione è l'interesse delle lavoratrici, dei lavoratori, dei pensionati e dei cittadini che vivono ogni giorno gli effetti economici e sociali della pressione turistica.
Chiediamo che la delibera sulla TARI, e più in generale la variazione di bilancio, si fondino su tre criteri cumulativi, in ordine di priorità:
- Trasparenza integrale: pubblicazione di tutte le delibere che dispongono l'utilizzo del gettito, con rendicontazione periodica di introiti, costi di gestione e risorse effettivamente disponibili. Senza questo primo passaggio, nessuno degli altri criteri è verificabile.
- Una riduzione della TARI mirata alle fasce più deboli, costruita su base ISEE o fasce di reddito equivalenti: non basta "non aumentare" la tassa per tutti allo stesso modo, quando l'inflazione ha eroso il potere d'acquisto dei redditi medio-bassi molto più di quanto non sia accaduto per i redditi alti.
- Riconoscimento del maggiore disagio territoriale della città storica, l'area che paga il prezzo più alto in termini di spopolamento e calo demografico. Senza comportare alcuna contrapposizione con la terraferma, gli interventi su trasporto pubblico, cultura e manutenzione dello spazio pubblico vanno proporzionati ai flussi turistici documentati dai dati di monitoraggio disponibili.
Il criterio territoriale - prosegue Giordano - non è un'invenzione locale. Troviamo un precedente di metodo nella Gestione Associata del Turismo dell'Isola d'Elba, dove il riparto del gettito della tassa di sbarco tra i sette Comuni tiene conto del diverso impatto turistico di ciascuno. Un secondo esempio è nel meccanismo di riparto delle royalties petrolifere della Val d'Agri, dove una quota è riconosciuta direttamente ai Comuni che sopportano l'impatto del fenomeno che genera la risorsa.
Non stiamo chiedendo un privilegio per la città storica contro la terraferma - precisa Giordano. Stiamo chiedendo che le risorse siano usate tenendo anche conto di ciò che i dati documentano sul disagio causato dal turismo, con un criterio che preveda un occhio di riguardo al reddito di chi ne beneficia. È l'esatto contrario di una logica divisiva: è la premessa per una redistribuzione che rafforzi la coesione dell'intero Comune.



