A Venezia aumentano le assunzioni, ma sarebbe un errore clamoroso raccontare questi numeri come se andasse tutto bene.
Nel primo trimestre 2026 le assunzioni in provincia salgono a 43.021 contro le 36.942 del 2025, e nel solo mese di marzo passano da 14.549 a 16.925. Ma intanto il saldo occupazionale trimestrale scende da +7.633 a +7.201. Questo vuol dire una cosa molto semplice, cresce il turnover, cresce il movimento, ma non cresce abbastanza il lavoro stabile.
Il dato politico vero è che Venezia continua a essere trascinata da contratti brevi e brevissimi, legati soprattutto al turismo. Per noi questo non è sviluppo ma un’economia che continua a consumare lavoro senza costruire sicurezza sociale, prospettiva e radicamento. Il rapporto lo dice chiaramente quando segnala che proprio a Venezia la crescita della domanda di lavoro si concentra nelle attivazioni di breve durata e, in particolare, nei servizi turistici - dichiara Daniele Giordano, Segretario Generale CGIL Venezia.
Dietro ai titoli ottimistici c’è una realtà che conoscono bene migliaia di lavoratrici e lavoratori veneziani, più precarietà, più stagionalità, più dipendenza da un modello fragile che crea occupazione povera e intermittente. Non a caso, a livello regionale, tra gennaio e marzo 2026 le cessazioni salgono a 141.426, in aumento rispetto alle 134.311 dello stesso periodo del 2025, crescono in particolare le cessazioni per fine termine, che passano da 68.348 a 77.026, e aumentano anche i licenziamenti collettivi, da 655 a 901. È il segno di un mercato del lavoro che si muove molto, ma che continua a scaricare tutta l’incertezza sulle persone.
A questo si aggiunge un altro elemento che conferma la fragilità del quadro occupazionale rispetto al lavoro in somministrazione. Sempre a livello regionale, nei primi due mesi del 2026 le attivazioni tramite agenzia arrivano a 20.512, in aumento rispetto alle 19.986 del 2025. Ma il saldo occupazionale si ferma a +1.199, in calo rispetto al +1.950 dell’anno precedente. Anche qui il dato racconta bene un mercato che continua a produrre occupazione instabile, intermediazione e rapporti deboli, senza consolidare davvero il lavoro.
L’aumento delle attivazioni, come si evince dal report, è legato in particolare al turismo e anche alla collocazione nel calendario delle festività pasquali, che quest’anno ha anticipato l’avvio delle assunzioni già alla fine di marzo, a dimostrazione della spinta della monocultura turistica che non accenna a fermarsi.
Per questo non serve la propaganda di chi continua a raccontare Venezia come una città in salute perché aumentano gli avviamenti. Il problema è che senza una strategia vera per il lavoro, per la diversificazione produttiva, per il rafforzamento dell’industria, dei servizi qualificati e dell’occupazione stabile, Venezia resterà ostaggio di un modello fondato su stagioni, picchi, eventi e contratti usa e getta.
Non basta creare lavoro qualsiasi. Serve lavoro dignitoso, stabile, tutelato.
Ed è esattamente su questo che oggi Venezia continua a essere drammaticamente in ritardo.



