Le dichiarazioni del presidente dell’Autorità Portuale Matteo Gasparato sul futuro del Porto, sul terminal offshore e su Chioggia confermano che siamo di fronte a scelte che incideranno per decenni sul futuro del porto e dell’intera area industriale e commerciale del nostro territorio.
Per la CGIL serve da subito un confronto serio e strutturato con le organizzazioni sindacali, le istituzioni e le imprese.
Quando si parla di porto non si parla solo di traffici commerciali, ma del lavoro di migliaia di persone. Vogliamo che al centro delle scelte strategiche ci siano lavoro di qualità, sicurezza, diritti, contratti applicati e salari adeguati. È il momento di costruire un vero progetto di sviluppo che dia prospettiva all’area industriale e commerciale di Marghera, Venezia e Chioggia, e non solo di rincorrere emergenze o singole opere.
Sul terminal offshore, il presidente Gasparato lo definisce una prospettiva strategica per il futuro della portualità veneziana. Proprio per questo la CGIL e la Filt chiedono chiarezza: non è accettabile che il tema resti sospeso all’infinito tra ricorsi, rinvii e annunci.
O l’offshore è davvero un’infrastruttura strategica – sottolinea la CGIL – e allora servono tempi certi, un cronoprogramma trasparente, la definizione delle coperture finanziarie e la valutazione chiara delle ricadute occupazionali e ambientali; oppure rischia di rimanere l’ennesimo sogno che non si realizzerà mai, buono solo a rinviare le decisioni sul futuro del porto. Nel frattempo non si possono lasciare nell’incertezza il lavoro e gli investimenti sull’area industriale e portuale esistente.
Sulle dichiarazioni relative a Chioggia e all’annuncio di una sede stabile dell’Autorità, accogliamo positivamente le parole del presidente, ma senza scelte concrete restano solo impegni sulla carta.
Chioggia ha bisogno di fatti a partire da una chiarezza definitiva sulla prospettiva dell’isola dei Saloni, su cui la precedente gestione non ha mai dato un quadro trasparente. La chiusura di CAM disegna già oggi un futuro preoccupante per la città e per l’occupazione: non possiamo permetterci altri anni di incertezza e di abbandono.
Se davvero Chioggia deve avere una “ritrovata centralità”, questa centralità – conclude la CGIL – deve passare per il lavoro, per la tutela dell’ambiente e per un progetto di sviluppo che non lasci indietro nessuno, a partire dalle lavoratrici e dai lavoratori che in questi anni hanno tenuto in piedi il porto e l’industria del nostro territorio.



