Si è svolta questa mattina l'assemblea dei lavoratori del Petrolchimico e degli appalti di Porto Marghera,
convocata da CGIL Venezia, FIOM CGIL Venezia e FILCTEM CGIL Venezia. Un momento di confronto partecipato su temi che riguardano direttamente le condizioni di lavoro, la salute e il futuro industriale del territorio.
L'assemblea ha discusso le proposte di legge presentate dalla CGIL sul tema degli appalti e della salute. Al centro del dibattito la necessità di garantire, anche nel nostro territorio, uguale salario e uguali diritti ai lavoratori diretti e a quelli degli appalti. Un principio di civiltà che non può restare lettera morta. I lavoratori hanno denunciato con forza l'emergenza sanitaria che vive il territorio: l'impossibilità concreta di accedere alle cure è una ferita aperta che chiede risposte urgenti alle istituzioni.
L'assemblea ha affrontato il tema del possibile investimento sulle terre rare nel sito di Porto Marghera. Il territorio ha bisogno di un investimento industriale vero, non di un sito di stoccaggio. Non serve un grande magazzino: serve una proposta industriale capace di costruire una filiera di sviluppo reale, che produca opportunità per Venezia e per tutto il Veneto.
Come CGIL non siamo contrari a prescindere a questo progetto. Poniamo però due condizioni imprescindibili: primo, che si costruisca una filiera industriale autentica, con ricadute occupazionali e prospettive di sviluppo sostenibile per il territorio; secondo, che sia garantita piena chiarezza sul fatto che questo investimento non servirà ad alimentare una riconversione bellica della nostra industria.
Non possiamo accettare che Marghera, dopo tutto quello che ha pagato in termini di salute, vite e sacrifici, si trasformi in un sito funzionale alla produzione di armamenti. In un momento storico in cui serve la pace, i lavoratori chiedono risposte sui salari e sul futuro del lavoro, non di essere ingranaggio di un modello di sviluppo che nulla ha a che fare con la sostenibilità e con il futuro che vogliamo costruire.
L'assemblea di stamattina ci ha restituito la voce di lavoratori che chiedono giustizia su fronti che si tengono insieme - dichiarano Daniele Giordano (Segretario Generale CGIL Venezia), Michele Valentini (Segretario FIOM CGIL Venezia), Michele Pettenò (Segretario FILCTEM CGIL Venezia) - i diritti negati agli appalti, dove l'uguale lavoro deve significare uguale salario, e l'accesso alla salute, che in questo territorio è ancora un privilegio per troppi.
Le proposte di legge della CGIL su appalti e sanità sono una risposta concreta a questi bisogni: chiediamo al Parlamento di ascoltarli. Marghera conosce bene il peso delle promesse industriali disattese - proseguono Giordano, Valentini e Pettenò - per questo sul progetto delle terre rare diciamo che siamo disponibili al confronto, ma non a qualsiasi prezzo. Non serve un grande magazzino: serve una filiera industriale vera, dalla lavorazione alla trasformazione, con ricadute occupazionali reali per Venezia e per tutto il Veneto. E serve una certezza assoluta: questo investimento non può diventare parte di una riconversione bellica della nostra industria. Non possiamo accettare che Marghera, dopo tutto quello che ha pagato, si trasformi in un sito funzionale alla produzione di armamenti. In un momento in cui serve la pace, i lavoratori chiedono risposte sui salari e sul futuro del loro lavoro - non di essere ingranaggio di un modello di sviluppo che con la sostenibilità e con il futuro che vogliamo costruire non ha nulla a che fare.



