Appalti a cascata libera

Si è tenuta questa mattina, nella Sala Bruno Trentin della CGIL Venezia in via Ca’ Marcello, l’iniziativa “Appalti a cascata libera”, promossa dalla Camera del Lavoro Metropolitana di Venezia nell’ambito della campagna nazionale a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare sugli appalti.

L’incontro, introdotto da Monica Zambon, della Segreteria CGIL Venezia, ha visto gli interventi delle categorie della CGIL veneziana e una tavola rotonda con Devis Rizzo, presidente di Legacoop Veneto, Alessandro Millo, direttore dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro di Venezia, Luca Scalabrin, presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Venezia, e Alessandro Genovesi, responsabile Appalti della CGIL nazionale.

 

Non c’è ormai luogo di lavoro, pubblico o privato, grande o piccolo, in cui non operino lavoratrici e lavoratori in appalto, subappalto o fornitura. Spesso lavorano accanto ai dipendenti diretti del committente, svolgono attività essenziali nel ciclo produttivo o nei servizi ai cittadini, ma con meno salario, meno diritti, meno tutele e una maggiore esposizione a ricatti, infortuni e malattie professionali - dichiara Monica Zambon, Segretaria CGIL Venezia. Negli anni l’appalto si è trasformato troppo spesso da strumento organizzativo legittimo a meccanismo di competizione fondato sulla riduzione del costo del lavoro. È una gara permanente al massimo ribasso che frammenta le attività, divide lavoratrici e lavoratori, indebolisce la contrattazione e aumenta la pressione anche sui dipendenti diretti dei committenti. La proposta di legge sostenuta dalla CGIL punta a introdurre più tutele per chi lavora in appalto e subappalto, riconoscendo pari trattamento economico e normativo a parità di lavoro. Il principio è semplice: il valore del lavoro non può diminuire lungo le catene di appalti, subappalti, forniture e distacchi.

 

Nel corso della tavola rotonda, Devis Rizzo, presidente di Legacoop Veneto, ha sottolineato come il tema della sostenibilità degli appalti riguardi direttamente la tenuta del welfare territoriale. Se le cooperative sono costrette a riconsegnare servizi ricevuti dalla pubblica amministrazione perché non più sostenibili, ha evidenziato Rizzo, il problema non ricade solo sulle cooperative, ma prima di tutto sui cittadini e sulle fasce più deboli. La cooperazione sociale, troppo spesso considerata marginale, rappresenta invece un pilastro essenziale dei servizi e della coesione sociale.

 

Alessandro Millo, direttore dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro di Venezia, ha richiamato la necessità di far vivere norme che in larga parte già esistono. Ha ricordato che la disciplina contro l’intermediazione illecita di manodopera, lo Statuto dei lavoratori e le norme sulla responsabilità negli appalti offrono già strumenti importanti, ma che serve più coraggio nell’affermare la responsabilità del committente anche rispetto a ciò che avviene lungo la catena degli appalti e dei subappalti. Difendere la legalità negli appalti, ha osservato, significa anche difendere le imprese che rispettano le regole, perché sono le aziende irregolari a mettere fuori mercato quelle corrette.

 

Luca Scalabrin, presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Venezia, ha posto l’accento sulla necessità di intervenire prima che l’appalto produca criticità, a partire dalla programmazione e dalla costruzione dei bandi. Ha inoltre evidenziato come, se l’appalto non è chiaro, aumentino i contenziosi, i ricorsi e il rischio di irregolarità, con effetti negativi sia per i lavoratori sia per le imprese corrette. Nel suo intervento Scalabrin ha insistito anche sul tema della genuinità dell’appalto, in particolare nel pubblico, dove lavoratori dipendenti del committente e lavoratori in appalto operano spesso fianco a fianco.

 

Alessandro Genovesi, responsabile Appalti della CGIL nazionale ha ricordato come alcune riforme dei primi anni Duemila abbiano favorito la diffusione di contratti a termine, somministrazione, esternalizzazioni e appalti, contribuendo alla crescita di un sistema in cui una quota sempre più ampia di lavoratori dipendenti produce beni o servizi di cui beneficia un soggetto diverso dal proprio datore di lavoro formale. In questo quadro, ha sottolineato, si è creato un vero e proprio “esercito di riserva” che può essere usato per comprimere salari e diritti anche dei dipendenti diretti dei committenti.

 

Per Genovesi, la proposta di legge della CGIL punta a ricostruire due principi fondamentali: a parità di lavoro devono corrispondere stesso salario e stesse tutele; chi beneficia del lavoro svolto lungo la catena degli appalti deve assumersi pienamente la propria responsabilità. I gravi incidenti degli ultimi anni hanno mostrato con chiarezza che molte vittime lavoravano in appalto o subappalto, non alle dirette dipendenze del soggetto per cui stavano effettivamente operando. È anche da questa frattura tra responsabilità formale e responsabilità reale che nasce la necessità di cambiare le regole.