Fincantieri. La legalità e la dignità del lavoro non sono opzionali

Sulla vicenda che riguarda Fincantieri e la filiera degli appalti, ribadiamo con forza un punto: la FIOM per prima e poi tutta la CGIL hanno denunciato alla magistratura un sistema di sfruttamento che colpisce in modo particolare lavoratori migranti, spesso ricattabili e più esposti a condizioni di precarietà e abuso. 

Quella denuncia non nasce oggi, né per convenienza: è il frutto di un lavoro lungo e ostinato, portato avanti dentro e fuori i cantieri, che ha messo in luce come il peso di un modello produttivo distorto venga scaricato sugli ultimi, mentre si inseguono margini e tempi imposti mettendo il profitto davanti al lavoro, alla sua qualità, al suo valore e alla sicurezza.

In questi anni, come CGIL – FIOM – NIDIL – FILCTEM, abbiamo attivato anche uno sportello di tutela che ha seguito decine di situazioni, offrendo supporto concreto a lavoratrici e lavoratori. Abbiamo inoltre gestito numerosi cambi appalto, spesso complessi e delicatissimi, proprio perché in questi passaggi si annidano troppi abusi: compressione dei diritti, dumping contrattuale, opacità nei turni, paura di parlare, appalti al massimo ribasso.

Questo impegno ha contribuito in modo decisivo a costruire un avanzamento importante: il Protocollo Appalti tra OO.SS. e Fincantieri, che finalmente recepisce principi fondamentali di trasparenza e tracciabilità, a partire da strumenti essenziali come la registrazione delle presenze, il monitoraggio della regolarità retributiva e contributiva e il contrasto a CCNL gialli/pirata, elementi chiave per contrastare irregolarità, lavoro grigio e ricatti. 

Da tempo la CGIL ha inoltre sollecitato più volte l’Amministrazione comunale ad assumere un ruolo attivo e coerente nella tutela del lavoro di qualità e nel contrasto a ogni sfruttamento. Per questo appare incredibile e inaccettabile che l’Assessora Zaccariotto “si svegli” parlando di prestazioni sociali, ma non abbia mai trovato parole e iniziativa con la stessa forza sul tema dello sfruttamento del lavoro, presente non solo nella manifattura industriale ma anche, e in misura abbondante, nei settori dei servizi e del turismo. Ma su queste ultime attività aspettiamo che l'assessore abbia piena consapevolezza, e riservi gli stessi strali agli albergatori o di chi usa la nostra città per massimizzare i profitti a scapito del lavoro.  

Le dichiarazioni dell’Assessora sono gravissime: alimentano una lettura distorta che rischia di trasformare le vittime in colpevoli e di legittimare un clima razzista e pericoloso. Noi diciamo con chiarezza: il problema non è la pelle di chi lavora, il problema è chi sfrutta e chi chiude gli occhi davanti a filiere opache, condizioni indegne, dumping e ricatti.

Per queste ragioni chiediamo formalmente che il Consiglio comunale censuri quelle parole e assuma una posizione netta e pubblica: a favore del lavoro di qualità, della legalità e della dignità, contro ogni sfruttamento a prescindere dal colore della pelle, dalla provenienza e dalla condizione contrattuale. 

La città non ha bisogno di capri espiatori. Ha bisogno di scelte chiare: diritti, controlli, trasparenza negli appalti, responsabilità delle committenze e tutela piena per tutte e tutti.