Tetto agli alunni stranieri: l’inclusione non si costruisce allontanando i bambini dalle loro scuole

Il tetto al 30% delle bambine e dei bambini con background migratorio suona come propaganda rispetto ad una realtà ben più complessa, ancor più quando esiste già una precedente circolare ministeriale che ha dimostrato le difficoltà nell’applicazione.

Nel nostro territorio sono molti i quartieri in cui la composizione demografica dei più giovani rende sostanzialmente impossibile imporre un tetto senza che questo si trasformi in disagi inaccettabili per ragazzi e famiglie.

Applicare meccanicamente questo limite significherebbe allontanare bambine e bambini dalle scuole più vicine alle loro case, separarli dai fratelli, dagli amici e dalla comunità nella quale stanno crescendo - dichiarano Daniele Giordano, Segretario generale CGIL Venezia, ed Edina Kadic, Segretaria generale FLC CGIL Venezia. Un meccanismo pericoloso che rischia di alimentare l’abbandono scolastico e di allontanare gli studenti dalla realtà che conoscono e a cui appartengono.

Alle dichiarazioni si oppone l’ovvia difficoltà nel trovare anche solo un criterio di distribuzione di centinaia e centinaia di alunni nel solo comune di Venezia. Ancor più dubbia è l’applicazione nella città metropolitana, dove ci sono situazioni in cui si rischierebbe di mandare gli studenti addirittura fuori dal comune di provenienza. Ci chiediamo quindi quale sia il progetto educativo alla base della proposta. Alcuni punti sono già stati sollevati anche in passato: chi sosterrà i costi degli spostamenti? Saranno garantiti scuolabus gratuiti? Come verranno tutelate le famiglie che non hanno la possibilità di accompagnare ogni giorno i figli lontano dal proprio quartiere? Quali risorse saranno destinate alle scuole che affrontano le situazioni più complesse?

I Comuni ora devono assumersi la responsabilità di costruire un progetto cittadino, mettendo a disposizione servizi e risorse: doposcuola gratuiti, trasporto scolastico, mediazione linguistica e culturale, sostegno alle famiglie e interventi contro la segregazione abitativa e scolastica.

A Venezia, un altro aspetto da cui emerge la responsabilità della (mancata) amministrazione è la trasformazione di interi quartieri in dormitori per chi lavora nelle vicine aree industriali, secondo una logica determinata più dai collegamenti degli autobus che da una vera politica abitativa e di integrazione urbana.

Il Governo - concludono Giordano e Kadic - deve investire nelle scuole maggiormente coinvolte, aumentando gli organici, riducendo il numero di alunni per classe, rafforzando l’insegnamento dell’italiano e garantendo continuità al personale. Imporre una percentuale senza finanziare servizi significa invece lasciare sole le scuole e le famiglie. La scuola non può diventare il terreno di campagne elettorali costruite sulla pelle delle bambine e dei bambini.