PADOVA-VENEZIA: sì ad una sinergia ma con una strategia chiara

La notizia del rafforzamento dell’asse intermodale tra Interporto di Padova e Porto di Venezia/Marghera, con l’ingresso di PSA e la partnership con Logtainer, conferma un punto che come CGIL sosteniamo da tempo

un collegamento efficiente Padova-Venezia è essenziale e va nella direzione giusta se serve a ridurre congestione e impatti ambientali, migliorare l’efficienza complessiva del sistema. 

Ma diciamo con la stessa nettezza che il collegamento non può avere come unico orizzonte la costruzione di “un polo della logistica”. La logistica è una funzione importante, ma è solo una parte. Se vogliamo un territorio più forte, serve un salto di qualità: l’obiettivo deve essere un porto commerciale e industriale più competitivo e più integrato con una politica industriale vera, capace di generare valore aggiunto, innovazione e lavoro di qualità. 

Secondo quanto riportato, l’operazione sull’interporto prevede un investimento rilevante (75 milioni) e punta a un “sistema Padova-Venezia”; torna inoltre d’attualità il tema di una nuova connessione ferroviaria dedicata verso la Laguna, con un fabbisogno stimato di circa 60 milioni, anche perché il nodo ferroviario di Padova è già oggi una strozzatura. Bene parlarne adesso: non possiamo permetterci altri anni di protocolli senza risultati. 

Sì alla connessione Padova-Venezia, ma pretendiamo che sia messa al servizio di una vera politica industriale, del rilancio del porto e di Porto Marghera, non di una visione ridotta alla sola movimentazione dei container - dichiarano Gianluca Badoer Segretario Generale CGIL Padova e Daniele Giordano, Segretario Generale CGIL Venezia.
Porto Marghera continua a vivere una fase in cui strategie e obiettivi non sono sufficientemente chiari: cosa vogliamo far crescere, con quali filiere, con quali investimenti, con quale qualità del lavoro e con quali garanzie ambientali? Senza risposte, rischiamo che l’infrastruttura corra più veloce della politica industriale, e che il territorio resti appeso a scelte frammentarie. 

Per la CGIL di Padova e di Venezia, il punto è semplice: connettere le due aree deve servire anche - e soprattutto - a rendere più forte e moderno il Porto di Venezia, valorizzandone la funzione commerciale e il ruolo industriale, e accompagnando la trasformazione di Marghera con una traiettoria verificabile.

Per questo se la politica vuole fare sul serio è necessario: 

1. Un tavolo immediato con Autorità di Sistema Portuale, Regione, Comuni, Interporto con il sindacato, per rappresentare obiettivi, tempi e risorse del sistema Padova–Venezia e dell’eventuale collegamento ferroviario verso Marghera.

2. Un piano chiaro per l’Industria a Padova come a Porto Marghera, con scelte industriali esplicite (filiere, aree, investimenti, bonifiche, energia, riconversioni) e non una somma di annunci.

3. Qualità del lavoro e clausole sociali: investimenti e nuove attività devono tradursi in occupazione stabile, sicurezza, formazione e rispetto dei contratti, contrastando dumping e precarietà.

4. Sostenibilità e impatti: bene l’intermodalità se riduce la gomma, ma va garantita una valutazione trasparente su impatti ambientali, traffico, uso del suolo e ricadute sulle comunità.

Se davvero vogliamo “un sistema Padova-Venezia”, allora facciamolo diventare un progetto di sviluppo completo: infrastrutture, politica industriale, lavoro di qualità, sostenibilità  - conclude Giordano. Altrimenti avremo solo un corridoio logistico più efficiente, mentre Porto Marghera resterà senza una rotta definita. Ed è esattamente ciò che non possiamo permetterci.