Leggiamo dell’idea di candidare Venezia alle Olimpiadi 2036, con un ruolo “simbolico” e da “vetrina” internazionale. Venezia non ha bisogno di vetrine: ha bisogno di lavoro buono, stabile, sicuro e pagato il giusto.
Se davvero si vuole parlare di futuro, il punto è uno solo: la riconversione industriale e ambientale di Porto Marghera. Riconversione che passa da investimenti seri, filiere produttive innovative, formazione e occupazione qualificata. È lì che si misura la credibilità di chi governa: su industria pulita, logistica sostenibile, manutenzioni, energia, ricerca, portualità e manifattura avanzata. Se Zaia vuole aiutare Venezia candidi Marghera a Polo Europeo dell’intelligenza artificiale, come oltretutto si è sostenuto anche nel programma elettorale.
Se invece l’idea è trasformare Porto Marghera in un campo da baseball, basta che ce lo dicano chiaramente: così almeno evitiamo di perdere altro tempo in annunci e narrazioni, mentre la città d’acqua e la terraferma continuano a pagare precarietà e mancanza di prospettive.
Noi chiediamo un confronto vero, con impegni, risorse, cronoprogrammi e clausole sociali. Venezia si rilancia con lavoro di qualità e riconversione non con operazioni di marketing istituzionale.



