Nella città metropolitana 60 mila over65 vivono soli

Nella Città metropolitana di Venezia, stando all'ultimo approfondimento ISTAT del 2021, sono 59.950 le persone con almeno 65 anni che vivono in famiglie unipersonali,

pari al 28,5% della popolazione anziana residente in famiglia (sono esclusi, dunque, coloro che vivono in Istituti, Rsa, etc.). Tra le persone con almeno 75 anni sono 38.990, oltre un terzo della popolazione di quella fascia di età.

 

Territorio

Classe età

Famiglie monocomponente

Popolazione in famiglie

% Famiglia monocomponente

Veneto

65 e oltre

307007

1133257

27,09%

Prov. Venezia

65 e oltre

59950

210312

28,51%

Comune Venezia

65 e oltre

25308

69753

36,28%

Veneto

75 e oltre

197479

577951

34,17%

Prov. Venezia

75 e oltre

38990

109544

35,59%

Comune Venezia

75 e oltre

16510

38863

42,48%

Veneto

85 e oltre

80097

169151

47,35%

Prov. Venezia

85 e oltre

15598

31940

48,84%

Comune Venezia

85 e oltre

6626

11862

55,86%

 

Il dato assume dimensioni ancora più rilevanti nel Comune di Venezia. Qui le persone di 65 anni e oltre che vivono sole sono 25.308, il 36,3% degli anziani residenti in famiglia. Le persone con almeno 75 anni che vivono sole sono 16.510, pari al 42,5% della popolazione della stessa fascia di età.

 

La situazione più delicata riguarda le persone più anziane: nella Città metropolitana vivono da sole 15.598 persone con 85 anni e oltre, quasi una su due; nel Comune di Venezia sono 6.626, pari al 55,9% degli ultraottantacinquenni residenti in famiglia. Un dato che restituisce con chiarezza la necessità di prevenire le condizioni di fragilità, isolamento e perdita di autonomia prima che diventino emergenza.

 

I dati rendono evidente come l'invecchiamento della popolazione e la crescita delle persone che vivono sole richiedono una risposta capace di integrare servizi sociali, sanitari, assistenza domiciliare, mobilità, accesso ai servizi e occasioni di partecipazione. Vivere soli non significa automaticamente essere soli o non autosufficienti ma rappresenta una condizione che può rendere più difficile affrontare una malattia, una riduzione dell'autonomia, un problema economico o semplicemente le incombenze quotidiane. Per migliaia di persone anziane andare dal medico, fare la spesa, raggiungere un servizio pubblico, compilare una pratica o chiedere aiuto può diventare un ostacolo.

 

Per questo come CGIL e SPI di Venezia - dichiarano Daniele Giordano, Segretario generale CGIL Venezia e Daniele Tronco, Segretario generale SPI CGIL Venezia - chiediamo ai Comuni della Città metropolitana l'adozione di un vero e proprio Piano anziani, costruito su impegni precisi: l'istituzione del tavolo sulla contrattazione sociale; l'attivazione di sportelli sociali territoriali a livello di municipalità, con una presa in carico integrata tra sociale e sanitario; la piena trasparenza su bisogni, liste d'attesa, criteri di accesso e compartecipazioni economiche; il rafforzamento dell'assistenza domiciliare e dei servizi di prossimità per anziani, persone con disabilità e famiglie fragili. Un piano che non resti dichiarazione d'intenti, ma si misuri su indicatori verificabili: tempi medi di presa in carico, numero di utenti e ore di assistenza domiciliare erogate, liste d'attesa per servizi e residenzialità.

 

Serve coinvolgere, oltre alle organizzazioni sindacali, i servizi sociali, le aziende sanitarie, il terzo settore e le realtà del territorio, con analisi condivise dei bisogni, obiettivi verificabili e risorse certe per costruire risposte adeguate.

 

Le priorità devono essere il rafforzamento dell'assistenza domiciliare e dei servizi di prossimità, una presa in carico realmente integrata tra sociale e sanitario, il sostegno alla mobilità e all'accessibilità dei servizi, il contrasto alla povertà energetica e digitale. Occorre inoltre intervenire sugli alloggi, sostenendo l'abbattimento delle barriere architettoniche, l'adattamento delle abitazioni e l'installazione di dispositivi utili alla sicurezza domestica.

 

Anche i quartieri e gli spazi pubblici devono essere pensati per una popolazione che invecchia: percorsi pedonali sicuri, illuminazione adeguata, fermate accessibili, panchine, servizi igienici pubblici e luoghi di incontro possono fare la differenza nella possibilità di mantenere relazioni, autonomia e partecipazione. Accanto ai servizi di cura servono politiche di invecchiamento attivo, con attività culturali, motorie e sociali diffuse sul territorio, punti di facilitazione digitale e occasioni concrete di partecipazione.

 

Chiediamo, infine - concludono Giordano e Tronco - che questi impegni siano accompagnati da un cronoprogramma, indicatori verificabili e un monitoraggio pubblico periodico. Non basta intervenire quando la solitudine è già diventata emergenza: bisogna costruire condizioni che permettano alle persone anziane di restare il più possibile autonome, attive e presenti nella vita delle proprie comunità.