La Regione Veneto non può continuare a stare a guardare facendo finta di nulla.
Il fatto che sindaci di centrodestra del Portogruarese arrivino a mettere in discussione la propria permanenza dentro il Veneto e a guardare al Friuli Venezia Giulia non è un dettaglio, non è una provocazione folkloristica, non è una polemica passeggera: è un fatto politico enorme, che certifica il fallimento delle politiche regionali e l’abbandono di un intero territorio.
Per anni il centrodestra ha sbandierato l’autonomia come la soluzione a ogni problema. Oggi la realtà racconta l’opposto: non solo l’autonomia non risolve nulla, ma rischia di frammentare ulteriormente il Paese, acuire le disuguaglianze territoriali e lasciare soli i territori più fragili e periferici. Quando perfino amministratori della stessa area politica della Regione arrivano a dichiarare la propria sfiducia, significa che la propaganda si è scontrata con la realtà - dichiarano Daniele Giordano Cgil e Ivan Bernini Fp Cgil.
Il punto vero è che i cittadini e le comunità non chiedono slogan. Chiedono sanità pubblica funzionante, trasporti adeguati, servizi di prossimità, investimenti, risorse, personale. Chiedono di non essere lasciati ai margini. Chiedono risposte concrete su liste d’attesa, mobilità sanitaria, presidi territoriali, medicina di base, servizi sociali, scuole, infrastrutture, diritto alla cura e qualità della vita.
Su tutto questo la Regione tace, perché dovrebbe ammettere che questi segnali rappresentano un giudizio netto e inequivocabile sul fallimento delle sue politiche. E insieme a questo emerge anche il fallimento della Città metropolitana, di fatto cancellata nel suo ruolo strategico e ridotta a un contenitore vuoto, incapace di tenere insieme territori, bisogni e prospettive.
In 15 anni il calo del 5% dei dipendenti risulta drammatico, soprattutto nei piccoli comuni che non possono crescere a causa dei vincoli di bilancio e dove anche la differenza di poche unità è fondamentale. Dall’altro lato aumenta la necessità dei cittadini di accedere ai servizi, necessità messa in discussione dal calo del personale.
Come CGIL Venezia e FP CGIL Venezia diciamo con chiarezza che serve aprire immediatamente una discussione vera e radicale sul futuro dell’area metropolitana e del Veneto orientale. Serve un confronto serio su tre questioni decisive: qualità dei servizi, risorse e personale. Perché senza investimenti e senza lavoratrici e lavoratori sufficienti, valorizzati e stabilizzati, nessun territorio regge. E nessuna riforma istituzionale potrà nascondere il vuoto che si è prodotto.
La Regione smetta di minimizzare e di rifugiarsi nel silenzio. Se non vuole che il disagio e la sfiducia si allarghino fino a coinvolgere tutta l’area metropolitana, si svegli subito e convochi un confronto vero con i territori, con le organizzazioni sindacali, con i sindaci e con le comunità locali. Non bastano più promesse o passerelle: servono risposte, servono scelte, servono risorse.



