L'estate 2026 resterà nella memoria non solo per i flussi turistici e le temperature da record, ma anche per le condizioni inaccettabili in cui migliaia di lavoratrici e lavoratori della provincia di Venezia sono stati costretti a operare. Parliamo apertamente e senza retorica: il caldo di queste settimane ha messo a nudo le fragilità strutturali di settori basati su precarietà, lavoro grigio e su una cultura della sicurezza ancora troppo spesso subordinata al profitto.
La FILCAMS CGIL di Venezia non può tacere. Dai luoghi di lavoro - dichiara Renato Giacchi, Segretario generale FILCAMS CGIL Venezia - arrivano segnali allarmanti e ripetuti. Negli alberghi e nelle strutture ricettive, nelle cucine e nelle sale dei ristoranti, nei negozi del centro storico e della terraferma, nei musei civici e nei posti di guardia della vigilanza privata e lungo tutto il litorale, temperature e umidità hanno raggiunto livelli che mettono a rischio salute e incolumità di chi lavora.
Nei musei veneziani - Fondazione Musei Civici - si sono registrate temperature fino a 35 gradi con umidità superiore al 60%. Palazzo Ducale, Museo Correr, Palazzo Fortuny e altri luoghi della cultura sono diventati ambienti insostenibili soprattutto per chi vi presta servizio ogni giorno, spesso tramite appalti e cooperative. Conservazione del patrimonio e tutela di chi lo fa funzionare non possono restare questioni residuali.
Nel turismo e nella ristorazione la situazione non è migliore. Chi lavora in cucina, in sala, alle pulizie, dietro i banconi o in reception affronta turni lunghi, ambienti poco o per nulla climatizzati, pause insufficienti e carichi di lavoro che non tengono conto dello stress termico. Part-time involontario, stagionalità, contratti a termine e, in troppi casi, contratti pirata o condizioni al ribasso rendono ancora più pesante una realtà già usurante.
Sul litorale - Jesolo, Bibione, Caorle e gli altri centri balneari - le condizioni sono particolarmente critiche. I bagnini e chi lavora negli stabilimenti, negli hotel e nei servizi a ridosso della spiaggia restano spesso sotto il sole diretto, con uniformi poco adatte, postazioni spesso prive di adeguata ombreggiatura, pause insufficienti e scarsa possibilità di idratazione. Nelle giornate di affluenza record il carico di lavoro rende ancora più pesante una condizione già a rischio di stress termico e malori. Anche qui la precarietà stagionale e i contratti deboli aggravano l'esposizione. Venezia e il suo litorale vivono soprattutto di turismo, ma il turismo non può continuare a vivere sulla pelle di chi lo rende possibile.
Nel commercio - negozi e grande distribuzione - dove gli impianti di climatizzazione sono insufficienti o guasti, le lavoratrici e i lavoratori restano esposti per ore a temperature elevate, a contatto con il pubblico e con scarso ricambio d'aria. Non è un'emergenza di una sola estate: è un problema strutturale che si ripresenta ogni anno e che troppe imprese affrontano con interventi di facciata o con la semplice richiesta di "resistere".
Le guardie giurate vivono una condizione particolare e spesso dimenticata: turni prolungati, postazioni all'aperto o non climatizzate, uniformi inadatte, scarso accesso a pause e idratazione. La sicurezza degli altri non può essere garantita a prezzo della salute di chi è chiamato a tutelarla. Precarietà contrattuale e frammentazione degli appalti aggravano un quadro già critico.
Le ordinanze sul caldo non coprono in modo adeguato i lavoratori del terziario, del turismo, dei servizi culturali, della vigilanza e del litorale. Il rischio da stress termico esiste anche negli ambienti chiusi non climatizzati, nelle cucine, nelle sale espositive, nei negozi, nei posti di guardia e sulle spiagge. Il Testo unico sulla salute e sicurezza (D.Lgs. 81/2008) obbliga i datori di lavoro a valutare tutti i rischi, compreso quello climatico, e ad adottare misure concrete. Troppo spesso questo obbligo resta sulla carta.
Come FILCAMS CGIL di Venezia - prosegue Giacchi - abbiamo richieste chiare:
- protocolli anti-caldo immediati in ogni luogo di lavoro: pause aggiuntive retribuite, accesso continuo ad acqua fresca, rotazione del personale, rimodulazione degli orari nelle fasce critiche, verifica e manutenzione degli impianti di climatizzazione; per il litorale, più postazioni ombreggiate adeguate e misure specifiche per chi lavora sotto il sole;
- rispetto pieno degli obblighi di valutazione del rischio e di sorveglianza sanitaria, con attenzione ai lavoratori più fragili e precari;
- interventi strutturali e impiantistici nei musei e nei luoghi della cultura, a carico di gestori e Ministero della Cultura;
- contrasto ai contratti pirata e alle condizioni di lavoro povero che rendono i lavoratori più vulnerabili;
- rafforzamento dei controlli di SPISAL, Ispettorato del lavoro e organi competenti, con sanzioni effettive.
Non chiediamo favori. Chiediamo rispetto della legge, della dignità e della salute di chi lavora. La bellezza di Venezia e del suo litorale, il richiamo turistico, l'offerta culturale e commerciale non possono poggiare sulla sofferenza di migliaia di persone. Turismo, commercio, musei, sicurezza e stabilimenti balneari senza lavoratrici e lavoratori semplicemente non esistono.
Questa estate ha dimostrato ancora una volta che il cambiamento climatico non è un tema astratto: colpisce quotidianamente chi lavora. Chi continua a considerare la sicurezza un costo da comprimere, chi rinvia gli investimenti necessari, chi scarica sui precari e sugli appalti le conseguenze di scelte miopi, si assume una responsabilità pesante.
La FILCAMS CGIL di Venezia - conclude Giacchi - resterà al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori. Continueremo a raccogliere le segnalazioni, a intervenire nei luoghi di lavoro, a chiedere verifiche e, se necessario, a mobilitarci. Non siamo disposti ad accettare che il caldo diventi la nuova normalità dello sfruttamento. La tutela della salute non è negoziabile. Non lo è in estate e non lo sarà mai.



