Con il blocco del 2012-2013 e il nuovo meccanismo di rivalutazione annuale
Taglio di 9,7 miliardi di euro in 4 anni. Una perdita pro-capite di 1.779 euro

Una vera e propria tagliola si è abbattuta negli ultimi quattro anni su 5 milioni e mezzo di pensionati a cui sono stati sottratti 9,7 miliardi di euro, pari ad una perdita media pro-capite di 1.779 euro.

E’ l’effetto, calcolato dal CER (Centro Europa Ricerche) e reso noto dallo SPI CGIL, in un convegno il 27 marzo scorso, del blocco della rivalutazione delle pensioni degli anni 2012 e 2013 e delle modifiche al meccanismo di rivalutazione degli anni seguenti.
Nel biennio 2012 e 2013, l’adeguamento delle pensioni è stato bloccato per gli importi superiori a tre volte il trattamento minimo, ovvero circa 1.400 euro lordi (1.000/1.100 netti). Poi nel biennio 2014-2015 l’adeguamento viene applicato sull’intero importo della pensione con una percentuale del 100% solo per le pensioni fino a tre volte il trattamento minimo mentre, l’adeguamento decresce per le altre pensioni fino al solo 0,40%.
La situazione è destinata a peggiorare con un tasso di inflazione che la BCE sostiene e stima in almeno il 2% annuo per i prossimi anni, infatti, se restano gli attuali meccanismi di calcolo di rivalutazione ai pensionati sarebbero sottratti ulteriori 3,6 miliardi di euro.
Va aggiunto che l’assurda decisione del governo di escludere i pensionati dal bonus fiscale degli 80 € ha aggravato la situazione di tutti i pensionati in particolare di quelli conpensioni medie e basse (la grande maggioranza) aumentando a dismisura l’inserimento nell’area della povertà.

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