Contro i Trasferimenti e le Esternalizzazioni annunciati da Wind Tre. MESTRE 11 APRILE 2019 8.00 PRESIDIO SEDE WIND TRE VIA TORINO. ORE 9.30 CORTEO VIA TORINO, CORSO DEL POPOLO E RITORNO.  VOGLIAMO POLITICHE INDUSTRIALI SERIE E PROGETTI DI RIQUALIFICAZIONE. L'analisi 

di Nicola Romanato, segretario Slc Venezia:

 

 

 

Wind Tre con il suo 30,8% di mercato è il primo operatore di telefonia mobile in Italia ed il terzo sul fisso con il 13,1%. Nasce dalla fusione tra Wind s.pa. e H3g s.p.a nel 31/12/2016. Il matrimonio tra quello che era il terzo ed il quarto operatore di telefonia mobile trovò i consensi di tutti, ivi compresi i lavoratori del tempo.

Lo sposalizio tra le due aziende avrebbe dovuto portare stabilità nel mercato delle TELCO, dopo anni di guerre sulle tariffe ma così non è stato a causa della forzatura europea che volle un quarto operatore: la francese Iliad. Certamente il nuovo operatore francese ha sconquassato il mercato delle TELCO ma per Wind Tre il problema rimane il peccato originale, ovvero un debito di 10 miliardi che si trascina ormai da 13 anni. Una storia sotto molti aspetti simile a quella di Tim/Telecom, ambedue aziende sane prima del loro divorzio con il mondo del pubblico. Nel caso specifico di Wind è d’obbligo ricordare che nel 2005 Enel vende la sua quota di maggioranza Naguib Sawiris il quale per acquisirla contrae un debito di 12 miliardi. Prima di allora e dopo la storia di Wind è un susseguirsi di record nel mercato delle telecomunicazioni affossato però da un fortissimo debito. Nel 2011 l’azienda, sotto una nuova proprietà Russa (VimpelCom) tenta una cessione della rete (circa 1650 lavoratori di tutta Italia) chiusa con un accordo sindacale che sospendeva lo studio e metteva in sicurezza il perimetro occupazionale per 5 anni. Non

saranno però cinque anni tranquilli perché per ben due volte l’azienda farà più volte delle dichiarazioni di esubero che saranno gestite con le Organizzazioni Sindacali stipulando due distinti accordi che metteranno tutta l’azienda in contratto di solidarietà. Arrivando ai giorni nostri la fusione tra Wind e H3g è una necessità per entrambe le aziende nel tentativo fare efficienza sia nella parte tecnologica che di mercato. Il nuovo operatore, Wind Tre per l’appunto, da prima è una joint venture paritetica tra VEON e CK Hutchison, successivamente sarà proprio quest’ultima ad acquisire anche la parte dei Russi di VEON.

Alla data di fusione Wind contava circa 6200 dipendenti e H3g circa 3000 per un totale che supera di poco i 9000 lavoratori. Poco dopo la fusione è stata da subito fatta un esternalizzazione di una parte del call center ex H3g (ex 133) che ha impattato circa 700 lavoratori tra Cagliari, Palermo, Genova e Roma. In concomitanza di questo traumatico per ben due anni l’azienda ha dato incentivi all’esodo che hanno portato Wind Tre ad essere un’azienda poco superiore a quella che era la sola Wind ovvero 6481 lavoratori a giugno 2018. Basta questo numero a far capire quale sia la politica del PRIMO operatore di telecomunicazioni mobile in Italia. A febbraio e marzo 2019 si sono tenuti due incontri tra OO.SS. e azienda dove non è emerso un piano industriale per il futuro, o meglio è emerso che nel 2018 l’azienda ha investito 1 miliardo nella riconversione tecnologica e lo stesso farà nel 2019, nessuna certezza però per i lavoratori ma solo ed esclusivamente un obbiettivo caro agli investitori: qualsiasi azione che abbassi i costi dell’azienda per poter onorare il debito che rimane sempre di 10 miliardi. In questi due incontri con i sindacati l’azienda ha presentato infatti due progetti finanziari : la vendita di altre 7000 torri ad un’azienda ancora da definire dove Wind Tre terrebbe una quota di maggioranza del 51% e la vendita dei quattro data center nazionali (2 ex Wind e 2 ex H3g) ad un’azienda terza. Assieme a questi due progetti, l’azienda vorrebbe trasferire a Milano tutta la sezione finance che attualmente sta su Roma. Le persone impattate nei tre progetti sarebbero circa 350 a livello Nazionale.
Le preoccupazioni dei lavoratori e delle OO.SS. sono le stesse che al tempo attanagliarono Telecom dopo la privatizzazione e ciò una lenta e progressiva vendita di parti d’azienda per poter fare cassa, con il rischio, proprio come accaduto per Telecom di trovarsi a distanza di anni con un debito importante ma con un’azienda completamente spoglia. Nel caso specifico di Wind Tre la preoccupazione è ancora maggiore perché i progetti non prevedono come fu in Telecom la vendita degli immobili ma intere parti tecnologiche che la porterebbero inevitabilmente a divenire un operatore simil virtuale e con un effetto domino sul perimetro occupazionale, già in sofferenza, che potrebbe anche dimezzare l’attuale.
Per tutte queste ragioni le OO.SS., di concerto al coordinamento Nazionale delle RSU, hanno avviato lo stato di agitazione: a partire dal 8 aprile per 30 giorni sciopero degli straordinari, reperibilità e lavori programmati notturni e sciopero Nazionale Wind Tre di 8 ore per il giorno 11 aprile ’19. Lo sciopero Nazionale vedrà coinvolte tutte le 40 sedi (poco dopo la fusione erano 60) con presidi e cortei nelle varie città.