TIM grande sciopero e manifestazione a Mestre dei lavoratori del Triveneto. Secondo l'azienda hanno aderito allo sciopero il 70% dei lavoratori al netto di permessi, ferie malattie etc. In corteo almeno 1500 secondo la Questura

 

Sciopero di 8 ore dei lavoratori del gruppo Tim perché ormai le condizioni economiche delle lavoratrici e lavoratori sono allo stremo e quelle gestionali dell’azienda alla deriva anche grazie alla disdetta unilaterale da parte di TIM degli accordi integrativi aziendali del 14 e 15 maggio 2008. Altre ragioni sostanziali dello sciopero, l’assenza di un coerente piano di sviluppo aziendale su Rete, Caring, Commerciale, Staff ed Information Tecnology.

Il correttivo per il mancato pagamento del PDR del giugno 2016 ed un vero e reale premio di risultato che redistribuisca i risultati dell’azienda (vedi le ultime due positive trimestrali) sono punti imprescindibili. Aumentare la produttività non è una finalità che spaventa se esiste una solida, chiara e coerente logica produttiva ed organizzativa ma purtroppo ad oggi queste condizioni non le riusciamo a focalizzare. Il miglioramento della produttività non si persegue mediante la sistematica destrutturazione dei diritti individuali e collettivi bensì con un credibile piano di investimenti produttivi e di valorizzazione delle professionalità.

Il mero taglio dei costi a breve sarà terminato e se non ci sarà una significativa ripresa dei ricavi ed il “sano” coinvolgimento dei circa 50.000 dipendenti che il Gruppo Tim occupa in Italia la situazione rimarrà estremamente difficile.

Tim è la quinta azienda del Paese, è strategica per lo sviluppo dello stesso ma lo è ancor di più per gli oltre 50.000 lavoratori che sono decisi a difenderla con tutte le loro forze da mere azioni speculative finanziarie e da attacchi ai loro diritti.

In questi giorni grandi manifestazioni di dissenso hanno percorso trasversalmente tutta l’Italia dal profondo nord al profondo sud, i media sono zeppi di immagini di piazze invase dalle lavoratrici e lavoratori di TIM e da striscioni di protesta contro le politiche dell’Azienda sui costi del personale.