Quando abbiamo letto il titolone di prima pagina e l'articolo de “La Nuova Venezia” di domenica 1 marzo, per un momento abbiamo temuto che a Ca' Vendramin Calergi si fosse tenuto un altro incontro, con la partecipazione di nostre controfigure

Poi abbiamo capito che si trattava di una ricostruzione di parte e non verificata di quello che si era tenuto il 26 febbraio fra le OO.SS. e il Sub Commissario Vito Tatò, la nuova Presidente del Casinò, Ilaria Bramezza, il Direttore Generale Vittorio Ravà, a titolo di avvio del confronto su ristrutturazione e rilancio della Casa da Gioco Di seguito pertanto la nostra versione e le nostre posizioni.
   1. Il primo intervento, per parte sindacale, è stato casualmente tenuto da un esponente di SLC-CGIL, come portavoce delle posizioni condivise nell'incontro del 27 gennaio 2015, dalle Segreterie di tutte le OO.SS. firmatarie dell'accordo del 12 settembre 2013. In estrema sintesi: a) centralità di quell'accordo; b) insoddisfazione per il Piano di Rilancio presentato, perché ha ben poco da dire sul rilancio; c) richiesta di concentrare gli sforzi su pubblicità e marketing; d) adesione al rifacimento del corpo centrale di Ca' Noghera e condivisione della riunificazione dei giochi a Venezia, ma al piano nobile; e) utilizzo della manovra di cui all'art.4 della Legge Fornero, come strumento di abbattimento ulteriore del costo del lavoro.
   2. Con particolare riferimento a tale punto è bene precisare che tale manovra dovrebbe interessare, su base volontaria, dipendenti che sono prossimi a maturare il requisito minimo per l'accesso alla pensione, ma che non ne hanno ancora acquisito il diritto, con il versamento quindi dei relativi contributi volontari. Trattandosi solo dell'avvio di un confronto, l'ipotesi è stata vagliata dalle parti ma con il reciproco intento di rispondere alla finalità che l'ha originata, cioè il ridimensionamento dei costi e le compatibilità economiche in atto. È un'invenzione di fantasia attribuire a tale ipotesi la conseguente rivendicazione di assunzioni, che non sarebbe peraltro compatibile con l'attivazione di quelle norme. È stato invece chiaramente proposto di operare con meno personale, ricercando nella modifica dell'organizzazione del lavoro le soluzioni. Altro che salasso!
   3. Grossa parte del Sindacato è ben consapevole della necessità, da noi da molto tempo e energia segnalata, che non c'è tempo da perdere nel tentare di raddrizzare la baracca. La disponibilità al confronto c'è, la gravità della situazione pure, il rischio per i posti di lavoro non può attendere primarie, nuovo Sindaco, avvio della discussione, individuazione di un nuovo management. Non è il caso insomma di attendere il 2 novembre e noi lasciamo ad altri la responsabilità (o irresponsabilità) di non provarci neanche a salvare quella che è un'azienda in grave crisi. È perciò che siamo per il rilancio, ma anche per una riduzione dei costi che non degeneri in macelleria sociale, in tal senso siamo contrari al ricorso ai licenziamenti collettivi (L. 223/91) che, malgrado la dichiarata contrarietà di Azienda e Proprietà, a quel tavolo sono stati nefastamente invocati!

Il Coordinatore di Settore SLC-CGIL Veneto
Salvatore Affinito