La riforma regionale della sanità approvata nel 2016 ha dato vita alle ULSS provinciali in modo non omogeneo creando delle situazioni che non si possono comprendere. Nella nostra provincia non è stata creata un unica ULSS ma, per motivi solo di carattere politico, è stata lasciata come ULSS autonoma (ex ULSS del Veneto orientale) invece di accorparla come le ex altre tre della provincia nell’unica ULSS Serenissima.

La Cgil FP non può condividere questo percorso che ha lasciato una realtà territoriale isolata e con poche risorse economiche e strutturali; per noi, quindi, il processo va compiuto con la realizzazione di una unica ULSS provinciale.
La sida oggi per il comparto della Sanità è su due front: il primo è quello della difesa di servizi pubblici in quanto abbiamo la preoccupazione che sia in atto una volontà di esternalizzarli, con lo scopo di arrivare a privatizzare il sistema sanitario.
L’altra sfida riguarda la situazione drammatica della carenza di personale a tutti i livelli, sia nel comparto, sia tra medici e dirigenti: una carenza di organico a cui bisognerà assolutamente dare risposte.
Per fare questo è necessario che tutte le risorse disponibili vengano indirizzate a questo obiettivo.
In questo contesto è necessario anche permettere ai livelli istituzionali territoriali, nel quadro nazionale, di valorizzare i lavoratori, superando i vincoli di finanza che oggi, in presenza di forti differenziazioni, penalizzano proprio le realtà virtuose.
Il continuo rinvio della definizione della legge regionale sulla trasformazione delle IPAB, i pochi finanziamenti, la concorrenza sleale del privato, l’assenza di vere politiche sociali e di programmazione, determinano una situazione drammatica anche in questo settore sia per chi vi lavora sia per chi vi è ospite.
Con questa situazione critica la privatizzazione rischia di divenire un fenomeno progressivo, per cui rischi di prevalere una sorta di accettazione diffusa di quasi ineluttabilità.
Il Congresso, nel confermare le giuste mobilitazioni ed iniziative attuate in questi  anni per la difesa e la promozione del pubblico, ora ritiene si debba risolvere con urgenza i problemi che colpiscono direttamente i lavoratori; dai carichi di lavoro (serve ridefinire nuovi standard) all’applicazione del contratto e alla contrattazione aziendale.
Nell’ambito della Cooperazione sociale, il Congresso manifesta l’esigenza di una profonda riflessione, da sviluppare, su scala nazionale oltre che locale, sugli appalti, sul lavoro e sulle condizioni dei lavoratori, sul ruolo della cooperazione e del terzo settore nella società italiana, settore che sta diventando e rappresentando un problema grave da affrontare, perché oramai sempre più sostitutivo della gestone pubblica.
La mercificazione dei servizi sociali, le esternalizzazioni e gli appalti al massimo ribasso che non tengono conto della qualità dei servizi erogati, investono pesantemente i lavoratori ed il sistema delle cooperative sociali. Creano spesso gravi forme di sfruttamento e devono essere fermati con un'azione costante di tutta la confederazione.
In particolare la FP Cgil ritiene che si debba affrontare la questione del socio lavoratore: attraverso la tutela della piena libertà di associarsi ed evitando che la figura del socio lavoratore diventi una forma indebita di finanziamento e di costrizione del personale.
Anche gli enti comunali sono in una fase in cui le risorse vengono tagliate e, di conseguenza, si trovano a dover tagliare servizi oppure ad esternalizzarli, con un peggioramento della risposta ai cittadini.
Il personale è sempre più ridotto per via del blocco del turn over. ​

In questa situazione i cittadini che chiedono servizi e non li ottengono, vengono indotti a pensare che sia colpa dei dipendenti che non fanno il loro dovere, in linea con il pensiero del Sindaco del Comune di Venezia.
Invece i disservizi si producono per mancanza di programmazione politica, per la immensa burocratizzazione delle procedure amministrative e, soprattutto, per la carenza di organici.
Le criticità dei Comuni rispetto alle risorse e alla carenza di personale non si risolvono certamente aumentando le realtà comunali ma, forse, provando a capire se ci siano le condizioni di portare avanti forme di convenzione, di unione o di fusione tra Comuni.
Per questo motivo come Cgil esprimiamo la nostra contrarietà alla separazione tra Venezia e Mestre: le grandi sfide si affrontano tra grandi realtà territoriali.
La FP Cgil sostiene la realizzazione di un sistema istituzionale che, in un quadro di salvaguardia ed unicità di diritti fondamentali, valorizzi il ruolo delle Regioni e delle Autonomie Locali tutte, attraverso la definizione chiara delle funzioni demandate ma soprattutto attraverso il finanziamento adeguato delle competenze attribuite. Maggiori spazi di autonomia territoriale e di riassetto del sistema istituzionale non possono sempre essere letti in contraddizione con la volontà di garantire forti e qualificati servizi pubblici.
Per queste ragioni l’attuazione degli spazi di autonomia contenuti nella Costituzione devono vederci protagonisti in un ridisegno delle competenze che valorizzi anche il ruolo dei lavoratori che garantiscono servizi pubblici.
La Cgil è un grande sindacato, generale e confederale, che viene da una lunga storia, e che deve guardare al futuro. Per cui è necessario rafforzare e incentivare coraggiosamente il rinnovo dei gruppi dirigenti. Riteniamo pertanto che, per incentivare l’attività sindacale e la motivazione dei nuovi delegati, la Cgil debba loro consegnare formazione e strumenti necessari a svolgere un ruolo vero di rappresentanza delle lavoratrici e dei lavoratori.
I territori, che vivono le ricadute più drammatiche, i disagi, gli arretramenti nelle condizioni di lavoro e di reddito delle lavoratrici e dei lavoratori, hanno bisogno che i livelli superiori dell’organizzazione investano le risorse adeguate per raggiungere quegli obiettivi a cui tutti noi miriamo da sempre.