Oggi 1 ottobre i lavoratori della fonderia Ilnor di Gardigiano, Scorzè (prov di Venezia) hanno proclamato uno sciopero di 24 ore con una manifestazione a Venezia da Piazzale Roma alla sede del consiglio Regionale. Lo sciopero è stato proclamato dopo l'annuncio dato nelle settimane scorse dalla società Eredi Gnutti di voler chiudere la struttura di Gardigiano e trasferire gli impianti a Brescia.

I 130 lavoratori, che prima dello sciopero hanno tenuto diverse assemblee e un pacchetto di ore di sciopero, chiedono il ritiro dell'ipotesi di chiusura e si rivolgono alle istituzioni per ricercare una soluzione positiva della vicenda. Oggi è stata la volta del Consiglio Regionale. Una delegazione guidata da Enrico Piron, segretario generale della Camera del Lavoro di Venezia è stata ricevuta dall'assessora alle attività produttive Elena Donazzan, dal presidente della commissione lavoro regionale Roberto Ciambetti e dai capigruppo di tutte le forze politiche. La vertenza proseguirà il 7 ottobre quando le controparti avranno un ulteriore incontro. Fino a quella data i lavoratori hanno sospeso le iniziative di mobilitazione per dare un segnale di disponibilità nei confronti della trattativa


 

IL COMUNICATO SULL'INCONTRO IN REGIONE

Vertenza ILNOR. Massimo stato di attenzione del Consiglio verso trasferimenti di attività. No alle “prove di forza aziendali”

    Centotrenta dipendenti, un’ottima reputazione produttiva ed un futuro lavorativo su cui si stende l’ombra del licenziamento: i lavoratori della ILNOR, azienda di Scorzè nota per i suoi semilavorati in leghe di rame, sono stati ricevuti oggi in Consiglio Regionale del Veneto per presentare la loro situazione aziendale ed in difesa del posto di lavoro. I lavoratori - rappresentati tra gli altri da Cristian Modesto a nome delle sigle sindacali aziendali, Giuseppe Minto della Fiom, Stefano Boschini della FIM-Cisl, Enrico Piron della Cgil – hanno sintetizzato in Consiglio il difficile momento per i dipendenti, in quanto l’attuale proprietà (Gnudi Metalli) ha dichiarato l’intenzione di chiudere la fonderia veneziana e trasferire tutte le attività a Brescia.

“La nostra richiesta”, hanno ribadito i lavoratori, “è che le attività rimangano a Scorzè, per non impoverire il territorio e per confermare l’eccellenza di un’azienda che opera da oltre quattro decenni con competenze e qualità riconosciute in tutta Europa”. “La situazione della Ilnor è allarmante in quanto è un nuovo caso in Veneto, il quinto in quattro mesi, di spostamento di sede produttiva con il conseguente tentativo di licenziamento dei lavoratori” ha sottolineato Massimiliano Barison, che proprio sull’argomento ha presentato una mozione a nome del gruppo di Forza Italia, “ed è urgente intervenire prima che la situazione sfugga di mano, generando un fuggi-fuggi di aziende che sarebbe un danno enorme per la regione”. Bruno Pigozzo (vicepresidente del Consiglio, PD) ha confermato “lo stato di allerta che le forze politiche devono assicurare per raccogliere sempre nuove informazioni su situazioni simili, cercando di far da utile tramite tra lavoratori e imprenditori, tra produzione e territorio”.

 

All’incontro con i lavoratori della Ilnor hanno partecipato anche Gabriele Michieletto (LZ), Alberto Semenzato (LZ) che hanno presentato un’interrogazione (nella quale si sottolineano soprattutto due fattori: “l’attuale difficile congiuntura socioeconomica che ci impone di trattare con la massima attenzione ogni caso di delocalizzazione o crisi delle aziende del nostro territorio”; “la delocalizzazione di alcune lavorazioni metterebbe a rischio l’esistenza stessa dell’intero stabilimento scorzetano”) nella quale hanno domandato alla Giunta di sapere quali “misure saranno intraprese affinché vengano mantenuti i posti di lavoro e quindi si garantisca il benessere delle famiglie dei lavoratori interessati”. Dal canto suo il consigliere Erika Baldin (M5S), ha assicurato alle rappresentanze sindacali “anche nel futuro ai lavoratori la massima attenzione da parte di tutti i consiglieri regionali”.

 

Al termine dell’incontro l’assessore Elena Donazzan ha domandato ai rappresentanti dei lavoratori di attivarsi con celerità per aprire le necessarie procedure che permettano all’assessorato di intervenire per convocare tavoli di confronto con la proprietà aziendale. “Qualcuno sta giocando sulla pelle dei lavoratori”, ha concluso Roberto Ciambetti, “e vogliamo fare sapere in modo inequivocabile che non abbiamo intenzione di sopportare alcuna prova di forza così come alcune proprietà aziendali stanno cercando di fare”.