ECONOMIA CIRCOLARE la lettera aperta del segretario generale della Filctem Cgil Davide Camuccio

In questi giorni e settimane noto un incremento delle polemiche sui vari progetti che stanno venendo avanti a Porto Marghera. Pur rispettando L’opinione delle associazioni ambientaliste, non condivido però le sistematiche contrapposizioni che seguono ad ogni iniziativa imprenditoriale, poche e insufficienti, nel nostro territorio.

La pandemia ha dimostrato che sostenere il tessuto economico veneziano solo con il turismo è sbagliato e poco lungimirante, quindi va ripensato il ruolo industriale di Porto Marghera. Anche la tanto contrastata chimica di base ha dimostrato tutta la sua importanza, un esempio fra tutti: il ritorno fondamentale alla plastica monouso e ai materiali plastici per uso sanitario.
Eppure, questi ancora timidi tentativi di ridare dignità e futuro al polo industriale veneziano viene in ogni suo progetto aspramente criticato da chi, e ribadisco il rispetto del libero pensiero, vorrebbe probabilmente vedere stendersi in tutta Porto Marghera praterie verdi dove i cittadini liberati dal lavoro in fabbrica possano trascorrere le giornate di festa con la propria famiglia. Aldilà dell’ironia, Porto Marghera ha bisogno di un progetto complessivo di re-ndustrializzazione che passi per l’efficientamento produttivo e ambientale delle produzioni già esistenti e lo sviluppo di nuove produzioni con minimo impatto ambientale.
Su una cosa sono d’accordo con buona parte delle associazioni ambientaliste, vanno usate le migliori tecnologie industriali. La sfida, se non vogliamo cadere sull’ideologico, non è dire sempre no come se Porto Marghera possa trasformarsi in una foresta di betulle, ma pretendere le migliori soluzioni eco compatibili.

Provo a dire la mia sui progetti oggi contestati:
la trasformazione della centrale elettrica Palladio da carbone a gas è un progetto di riconversione ineludibile rispetto ai programmi di de carbonizzazione previsti dall’Europa. A Venezia porterà il consolidamento della bilancia energetica del territorio e un abbattimento delle emissioni in atmosfera di almeno due terzi rispetto alle attuali. Mettere in discussione questo progetto significherebbe rendere il territorio in deficit energetico oltre alla già preoccupante tenuta occupazionale.
Alla trasformazione della centrale elettrica va di pari passo il progetto dell’inceneritore di Fusina che, a mio avviso con lungimiranza, Veritas ha presentato alle istituzioni locali e alla cittadinanza per risolvere il problema dello smaltimento delle immondizie che, dopo essere state differenziate e trattate, altro non si può fare che bruciarle o accumularle da qualche parte (inceneritore o discarica).

Con questo progetto Veritas prende il toro per le corna e propone alla cittadinanza di “trattare in casa” la propria immondizia, in sostanza chiude il cerchio con un progetto che mette in campo le migliori tecnologie disponibili.
Certo, si possono fare altre scelte: si può continuare a pagare qualcun altro, in Italia come all’estero, per buona pace di chi pensa che il problema esiste solo nel proprio “giardino”.

Ancora più paradossale sono le contestazioni al progetto Eni-Veritas denominato “Waste to fuel”, che trasforma il rifiuto organico in bio oil. In questo caso siamo di fronte al perfetto incontro tra due esigenze: trasformare lo smaltimento dei rifiuti da costo a guadagno e sostituire gradatamente l’uso dei derivati del petrolio con sostanze organiche che rendono i combustibili meno inquinanti. Si chiama economia circolare ed è una delle principali direttive di conversione industriale europeo e (speriamo) in Italia.

Porto Marghera ha bisogno di nuovi progetti se non vogliamo che si trasformi in un deserto industriale abbandonato. Le parti sociali, Confindustria, gli enti locali con i ministeri competenti devono ritrovare al più presto un tavolo di confronto per riprogettare Porto Marghera anche a fronte dei cospicui contributi che l’Europa mette a disposizione.
Una battaglia, questa si, importante va fatta e le associazioni ambientaliste possono essere protagoniste: le bonifiche dei terreni. Bonifiche che dovrebbero restituire al territorio centinaia di ettari per riqualificare la zona, bonifiche che dovrebbero attraverso la conterminazione evitare il lento ma costante inquinamento della laguna.

Oggi il vero problema non sono i nuovi progetti di insediamento produttivo che creano occupazione e ricchezza, ma la lentezza con cui si affrontano i problemi per risolvere l’inquinamento del
passato e che bloccano lo sviluppo del futuro.

Davide Camuccio
Segretario Filctem Cgil di Venezia