In Thetis i nodi sono arrivati al pettine. L’azienda, durante l’ultimo incontro all’Arsenale di Venezia ha dichiarato l’esubero di 20 dipendenti. Giusto quelli giudicati “in più”, dopo la fine dei lavori del MOSE. Un taglio del personale che si giustifica, secondo l’azienda, con la chiusura dei cantieri legati all’opera delle dighe mobili e con la necessità di snellire la società in previsione di una vendita. Nei prossimi anni, sempre secondo dichiarazioni aziendali, ci saranno forti riduzioni di fatturato. Sempre meno fondi saranno infatti destinati dallo Stato alle grandi opere e sempre più difficile sarà ricevere commesse per lavori ingegneristici, in Italia  e all’estero. Ma per FILCTEM CGIL Venezia questo è solo un lato della medaglia.

L’esigenza di stringere i cordoni della borsa non nasce solo da logiche di mercato o dal termine dei lavori del Mose. Ma è figlia dello scandalo che ha portato al commissariamento del Consorzio Venezia Nuova e della gestione precedente di Thetis. Negli anni passati i progetti in discussione per Thetis erano principalmente due. Quello di creare una società capace di partecipare a gare nazionali e internazionali su settori specifici quali la mobilità territoriale, l’ambiente e il territorio, in particolare la laguna di Venezia. E quello di reimpiegare le professionalità occupate, dotate di skills molto elevate e che hanno partecipato sin dalla progettazione alle dighe mobili, nella gestione e nel controllo dell’opera stessa, una volta messe in funzione. Ciò avrebbe garantito in modo abbastanza naturale la continuità di Thetis.

Ma tutto questo è saltato.

I vertici aziendali, (la penultima amministrazione nello specifico), abituati ad avere abbondanza di risorse, tutte concentrate sul progetto di punta del Consorzio, il Mose appunto, ha iniziato a trascurare e perdere di vista l’importanza e il valore strategico di tutti gli altri ambiti di cui Thetis si era sempre occupata. La mobilità, l’ambiente e il territorio, ad esempio. Come sindacato riteniamo che i lavoratori non possano e non debbano pagare oggi il prezzo di una cattiva gestione e di scelte sbagliate (e forse ci permettiamo di dire: sarà la giustizia a chiarire ogni risvolto). Restiamo fermi nel ritenere che i lavoratori di Thetis oggi più che mai debbano essere riqualificati e valutati per il loro ruolo, fondamentale per la tutela dell’ambiente lagunare veneziano.

La procedura aperta dall’azienda per 20 licenziamenti secondo noi è fuori luogo. Intanto perché sappiamo che chi perde il posto oggi, nel nostro Paese, non lo trova più per parecchi mesi, se non anni.

Poi perché se una delle strategie di Thetis è quella della vendita, di cui si parla da molto ormai, probabilmente con buone prospettive che si realizzi, non si vede il motivo di tagliare 20 professionisti, che potrebbero perfino essere utili alla nuova gestione. Le valutazioni si facciano a posteriori, dopo la vendita della società, non prima e non in fase di trattativa che potrebbe portare ad una transazione vantaggiosa per tutti, magari con un grande gruppo a capo, pronto a riassumere tutta la manodopera.

Inoltre, Thetis è al 51% in mano ai soci del consorzio Venezia Nuova, attualmente commissariato. Siamo di fronte ad una condizione di forte incertezza e ad oggi in via di sviluppo. Perché tagliare ora 20 lavoratori, se al momento nessuno è in grado di stabilire quali cantieri rimarranno in piedi e quali altri no, quanti lavori andranno al Consorzio e con quanti addetti?

Per ultimo, c'è ancora da chiarire chi e in che modo seguirà la manutenzione e la gestione delle dighe mobili una volta in funzione. E' naturale pensare che parte dei dipendenti Thetis che per anni hanno contribuito alla progettazione e costruzione del Mose siano poi impiegati per garantire il suo funzionamento.

Vale la pena fare prima un po’ di chiarezza.

Come  Filctem - CGIL abbiamo avanzato alcune proposte.

Prima di tutto il ritiro della procedura di mobilità con eventualmente l’individuazione di un ammortizzatore sociale che possa risolvere i problemi organizzativi dell’azienda, come la cassa integrazione in deroga. Utilizzabile, visto lo stato di difficoltà economica in cui versa la società e utile nel frattempo ad acquisire un quadro più chiaro di ciò che sarà il suo futuro.  Come sindacato proponiamo anche lo studio di soluzioni per incentivare il lavoro part time, riqualificando il personale per metterlo all’opera in altri ambiti. Per gli addetti vicini al pensionamento, si propone di attendere le novità della riforma legislativa del governo, per orientarsi adeguatamente verso la migliore delle soluzioni. La Cgil di Venezia intende coinvolgere il Comune in questa fase, certa della sensibilità dell’amministrazione alle tematiche ambientali, occupazionali e culturali, quando si parla di Venezia.

Altro problema da risolvere è la questione dei 27 lavoratori Thetis, impiegati nei laboratori dell’ex Magistrato alle Acque, oggi Provveditorato alle Opere Pubbliche del Triveneto, che ancora non sanno se continueranno a rimanere in forze o meno, con il nuovo anno.Da oltre 15 anni questi operatori Thetis gestiscono i laboratori che servono per il controllo e il monitoraggio dell’intera laguna. Analizzano gli scarichi delle attività commerciali che finiscono nelle acque e svolgono un ruolo di importanza fondamentale per la salvaguardia del nostro ambiente.

E oggi sono “messi in discussione”.

La legge speciale per Venezia e i fondi ad essa destinati, sono venuti meno. E con il commissariamento del Consorzio Venezia Nuova, che prima dava in appalto a Thetis questo tipo di attività, il servizio rischia di essere messo in discussione. E con esso la tenuta dell’ecosistema lagunare.

Quest’anno la perizia eseguita per il 2015 scade il 31/12. In assenza di finanziamenti non ci sarà un altro bando. 27 professionisti si giocano il posto, mentre per i cittadini peggiora la qualità della vita. Come sindacato abbiamo fatto richiesta d’incontro al provveditore alle opere pubbliche del Triveneto, l’ingegner Roberto Daniele, che però non ha ancora dato risposta.