Giovedì 24 settembre, siamo stati convocati dall’azienda Versalis alla presenza anche delle segreterie nazionali. Era da tempo che stavamo aspettando una data di convocazione per verificare molte questioni, sia sulla continuità produttiva del cracking ma anche sulle ipotesi che Versalis stessa suggeriva a proposito della creazione di nuovi impianti di chimica verde

 

Questo incontro avviene in un momento in cui le incognite possono essere moltissime. Sono preoccupato per una serie di situazioni che si sono venute a creare nell’ambito di Versalis. Sul fatto stesso che questa azienda non ha fino ad oggi esplicitato se ad ottobre chiuderà o meno l’attività del cracking ma anzi, fonti aziendali ci dicono che probabilmente produrranno per un altro anno ancora. Questo è evidente perché il costo delle materie prime è bassissimo ed è conveniente produrre etilene da virgin nafta.

In questo caso la richiesta italiana ed estera è aumentata rispetto anche agli anni passati. Questo è sintomo che la produzione di Porto Marghera sta dando dei risultati e dei margini operativi molto proficui all’azienda.

Il fatto che ci sia poca trasparenza nel dichiarare quali siano le intenzioni future di questa società mi fa riflettere.

Quando non si vogliono dire le cose come sono, quando non si manifesta in termini chiari quali siano gli obiettivi industriali, chiudendo un cracking e riaprendolo, solo perché altre società ci chiedono di farlo, capiamo che siamo oggettivamente dentro ad una realtà che viene regolata a seconda di come va il vento.

Non si può navigare a vista su queste cose, stiamo parlando di aziende italiane, di lavoratori italiani e ne abbiamo tutti responsabilità. Se tale società venisse ceduta, nell’eventuale ipotesi, ad un fondo, che fine farebbero i progetti produttivi? Ma soprattutto, che fine farebbero la chimica verde e i tanto decantati programmi nero su bianco, osannati come epilogo inevitabile e desiderabile per rinnovare l’attività e salvare il posto a tutti i lavoratori (se non crearne di nuovi?).

Se l’azienda in termini trasparenti, e questo potrebbe già farlo il 24, ci spiegasse quali sono le reali intenzioni, traducendo in termini concreti gli investimenti industriali, i programmi e i progetti, dando così sicurezza e valore agli accordi fatti fin qui, sapremmo bene affrontare il futuro. In realtà, da quello che stiamo vedendo, non siamo in una condizione del genere. Le notizie arrivano dai corridoi alle macchine del caffè. Questa prassi ci sembra sbagliata e molto lontana da quelli che sono gli aspetti delle relazioni industriali.

Devo dire che come segreteria, in tempi passati mi sono espresso in termini molto chiari, proprio sulla questione della cessione degli impianti a società che avessero voglia di dare una continuità produttiva. Sia nella produzione di etilene ma anche nei piani di sviluppo legati alla chimica verde, anche perché proprio Eni ha dimostrato negli ultimi anni, di non volere più la chimica di base.

Se ci sono società interessate ad acquisirla, sarebbe opportuno capirlo molto prima. Perché le cessioni produttive fatte qui a Porto Marghera da Eni, si sono sempre puntualmente risolte con una chiusura delle attività (spesso riaperte altrove). 

E’ evidente che siamo di fronte ad una situazione molto controversa e che questa poca trasparenza, con la mancanza d'informazioni precise e chiare, è proprio un sistema che Eni sta adottando. Alla società dobbiamo chiedere un senso di responsabilità e di mettere a nudo in termini puntuali e precisi quali siano le sue reali intenzioni.

Per chiudere voglio finire con questa frase che riprende un concetto fondamentale nelle relazioni industriali.

Con una società che firma gli accordi al Ministero dello Sviluppo e puntualmente su 3 accordi sottoscritti non ne ha rispettato alcuno, è evidente che un cambiamento di rotta è doveroso e necessario. In questo caso proprio sulla questione della trasparenza, credo sia necessario un intervento anche delle Istituzioni locali, in quanto l’Emilia Romagna già il 3 ottobre affronterà in termini concreti la questione della chimica italiana, ponendo anche una profonda attenzione sulla gravissima situazione occupazionale.

Sanno bene che se chiudono gli impianti di Marghera, a Ferrara si avranno delle ripercussioni pesantissime. A Marghera già abbiamo un dato di disoccupazione altissimo e la chiusura del cracking e la mancanza di prospettive industriali reali creerà ulteriori danni occupazionali pesanti. Purtroppo in questo caso, a differenza della regione Emilia Romagna, la nostra regione è in profondo ritardo, cosa che non possiamo accettare.

 

Il Segretario Generale FILCTEM CGIL di Venezia

Riccardo Colletti