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Il Piatto Piange - Per la provincia di Venezia sciopero e presidio unitario di Cgil Cisl Uil di categoria a Mestre in piazzetta Coin.  Domani 5 febbraio sciopero  delle lavoratrici e dei lavoratori della ristorazione collettiva in attesa del rinnovo del contratto nazionale da più di 34 mesi. Asili nido, scuole, ospedali, case di riposo, mense aziendali e interaziendali, sono più di 80mila le lavoratrici ed i lavoratori che si occupano della ristorazione collettiva nel settore sia pubblico che privato.

Il Negoziato La trattativa per il rinnovo del contratto nazionale della ristorazione collettiva è andata avanti per mesi, fino al 2 dicembre 2015, quando il negoziato si è interrotto per le proposte inaccettabili delle parti datoriali Angem e ACI (Alleanza delle Cooperative). Riduzione del costo del lavoro, revisione della clausola sociale nei cambi di appalto, abbassamento delle tutele collettive ed individuali, aumenti retributivi irrisori, sono le proposte che condizionavano il rinnovo del contratto. Proposte inaccettabili da parte di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, perchè avrebbero portato ad un ingiustificato arretramento delle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori.
CIA e ANGEM (le associazioni datori ali dei gestori delle mense) dopo quasi 3 anni di trattativa continuano a fare proposte che oltre a non essere accettabili danno la misura della scarsa considerazione che hanno dei propri dipendenti: propongono aumenti irrisori che non tengono conto del lungo periodo in cui il contratto non è stato rinnovato; vogliono un risparmio secco di 72 ore di permesso  ROL (riduzioni orario lavoro) che vorrebbero di fatto abolire; risparmio sulla malattia non pagando i primi tre giorni nel caso si superino i tre episodi di malattia in un anno; e infine ma sopratutto vorrebbero destrutturare le norme che garantiscono l'automatismo di passaggio tra aziende in caso di cambio d'appalto. Se pensiamo a quanto sia soggetto ad appalto il settore possiamo comprendere il perché a queste aziende interessi solo spremere il più possibile i dipendenti che nella maggior parte sono donne. Donne che, ancora una volta sono la parte debole che ci rimette di più, donne a basso reddito per contratti minimali che possono arrivare anche a 3/4 ore SETTIMANALI.
Inoltre, nelle attività che sono di pubblica utilità (ospedali e case di riposo) dove bisogna garantire i servizi minimi, l'arroganza di queste aziende arriva al punto che molto spesso gli organici "normali" vengono considerati come "minimi" impedendo di fatto un diritto costituzionale come lo sciopero.
In questo momento particolare per l'Italia ( all' estero non si sta vivendo questa crisi) si sta cercando di far pagare al Lavoro il conto della crisi, con centinaia di migliaia di posti persi e con il mancato rinnovo dei contratti. Anche nel privato i contratti non rinnovati sono ormai numerosi : Catene alberghiere e Federturismo (Confindustria), Grande Distribuzione, Pubblici esercizi e Agenzie di viaggio (Confcommercio) Guardie giurate, imprese di pulizia. La foto di questa situazione è ben diversa da quella che ci racconta chi guida il Paese e non può essere il salario minimo la soluzione dei mancati rinnovi, anche se temiamo che questo sia l'obbiettivo.
Contro questa deriva pericolosa domani chiamiamo i Lavoratori delle mense, nel mese di marzo chiameremo anche tutti gli altri lavoratori dei nostri settori che non hanno il Contratto Nazioanale. A Mestre dalle ore 9 alle 12.30 si terrà un presidio con un gazebo informativo in piazzetta Coin. Musica, comizi volanti e frittelle