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Con un annuncio a sorpresa dato ai lavoratori convocati in sala mensa mentre i rappresentanti sindacali erano a Roma per discutere l’ integrativo di gruppo, la Metro di Marghera ha comunicato la chiusura della sede dal 18 gennaio con la messa in mobilità degli 80 dipendenti.

Così, dopo 36 anni, dovrebbe sparire, secondo la multinazionale tedesca del Cash & Carry, un punto di vendita storico per Venezia e con esso l’occupazione di settanta lavoratori diretti ed un’altra decina degli appalti (mensa, pulizie e consegne a domicilio).
Immediata la reazione dei lavoratori, shoccati dall’annuncio e dal modo in cui esso è avvenuto. Contattati i rappresentanti sindacali, hanno deciso di uscire dal magazzino entrando in sciopero ed improvvisando un presidio davanti al punto vendita.
Anche l’anno scorso c’erano state alcune difficoltà, risolte con l’accompagnamento alla pensione di una ventina di dipendenti anziani. Questa volta è diverso e socialmente molto più grave sia per il numero di persone coinvolte sia perché si tratta per lo più di lavoratori cinquantenni, difficilmente ricollocabili – data l’età – e lontani dalla pensione, molti dei quali con famiglie monoreddito, oppure marito e moglie entrambi dipendenti Metro.
L’azienda giustifica la scelta sostenendo che il punto vendita di Marghera sarebbe in perdita, ma non spiega perché da anni non ha fatto nessun investimento né ha attuato una politica dei prezzi concorrenziale a fronte del moltiplicarsi degli ipermercati e supermercati nell’area. Ora vorrebbe far pagare tutto ciò ai lavoratori.
“E sconcertante il modo in cui la multinazionale si è comportata – sostiene Emilio Viafora, Segretario Generale della Filcams Cgil del Veneto – L’unica questione aperta sul piano sindacale – spiega – era il contratto integrativo aziendale. L’ annuncio della chiusura in un solo sito e al di fuori di una discussione e di un confronto preventivo è un’ inaccettabile anomalia. Contro questa ipotesi ci opporremo con tutte le nostre forze, non solo attuando iniziative di lotta, ma anche coinvolgendo le istituzioni che non possono assistere passivamente al continuo declino di Venezia”.
Intanto i lavoratori stanno preparando lo sciopero, a partire dalla fermata dal lavoro già proclamata nel settore del commercio per sabato 7 novembre. “È chiaro che a questo punto una particolare attenzione riguarderà la Metro, la prima realtà del polo commerciale nato a Marghera” dice Monica Zambon, Segretaria Generale della Filcams Cgil di Venezia. “Non staremo a guardare e faremo di tutto per salvare i posti di lavoro” aggiunge Roberto Cappellieri della Filcams veneziana che ricorda come la Metro abbia usato lo stesso copione pochi mesi fa a Pordenone.