Quanto emerso dall’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Venezia, che dispone le misure cautelari nei confronti di diversi titolari di ditte in appalto presso la Fincantieri di Marghera, ci consegna un quadro di sfruttamento e sopraffazione ai danni dei lavoratori degli appalti, che conosciamo e che da tanto tempo denunciamo, spesso purtroppo inascoltati!

Spetta alla stessa magistratura fare le verifiche necessarie e ad accertare le eventuali responsabilità penali, ma già da adesso possiamo dire che quanto sta venendo alla luce non ci stupisce affatto.

Da anni la Fiom e la Cgil di Venezia sono impegnate a denunciare la grave e pesante condizione dei lavoratori degli appalti, lo abbiamo fatto con la quotidiana attività sindacale e vertenziale, con le denunce pubbliche e alla magistratura, fornendo indicazioni utili alle autorità competenti.

In completa solitudine nel 2018 abbiamo presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Venezia dove denunciavamo il pesante clima di illegalità che regnava all’interno del sistema degli appalti in Fincantieri e sollecitato l’intervento degli organi di Governo territoriali, richiamando l’intervento del Comune, della Regione e del Prefetto. Dagli Enti locali interpellati non abbiamo avuto alcuna risposta, silenzio assoluto!

L’ordinanza mette in luce la situazione dei lavoratori in appalto, la loro condizione di subalternità e ricatto, lo sfruttamento fondato sulla loro precarietà e sulla minaccia.

Condizioni di lavoro durissime e retribuite con la cosiddetta “paga globale”: 7 euro l’ora tutto compreso! Lavoratori invisibili senza diritti e garanzie minime, costretti a lavorare anche 14 ore al giorno, in assenza di servizi minimi (mensa, spogliatoi, doccia) che invece a tutti dovrebbero essere garantiti.

Tutto ciò reso possibile da un’omertà diffusa e tipica degli ambienti in cui regna la sopraffazione e il malaffare. E i pochi che denunciano, oltre le minacce, spesso poi non trovano più lavoro all’ interno del cantiere, pagando così il loro coraggio.

Persino un sindacalista della FIOM di Venezia fu querelato dalla Fincantieri per avere denunciato pubblicamente le condizioni di quei lavoratori e le responsabilità dell’appaltante. Poi il Tribunale di Trieste assolse il nostro sindacalista e condannò la Fincantieri anche al pagamento delle spese processuali, ma di certo non fu una pagina edificante nella storia di quell’ azienda.


La battaglia della FIOM e della CGIL a fianco dei lavoratori degli appalti Fincantieri ha segnato dei risultati importanti, grazie anche alle nostre iniziative legali: diritto all’ applicazione del Contratto Collettivo di Lavoro, con garanzia dei trattamenti retributivi previsti dalle tabelle sindacali e quindi l’illegittimità della paga conglobata se non garantisce il trattamento previsto del CCNL, il diritto al riconoscimento in base alle mansioni svolte, il diritto al Welfare e all’elemento perequativo, il diritto al pagamento del lavoro straordinario e al TFR.

E soprattutto ha riaffermato che, se la ditta in appalto non provvede, deve pagare il committente ovvero FINCANTIERI!

Bene, quindi, che la Magistratura abbia, per l’ennesima volta, portato alla luce tutto questo.

Ma il punto vero è: ora cosa si fa?

Ci limitiamo a stendere l’ennesimo protocollo sulla legalità o proviamo ad affrontare le cause che stanno alla radice di questa situazione? Perché se è vero quel che dice la Fincantieri che è lei stessa vittima di tutto ciò, la invitiamo fermamente ad agire concretamente per rimuovere il fenomeno dalla radice.

A cominciare dalla ridiscussione del proprio modello organizzativo, che prevede l’appalto ed il sub appalto come elemento centrale della costruzione delle navi e come strumento di competitività e di abbassamento del costo del lavoro.

E che, come dimostra l’inchiesta attuale e quelle precedenti, si fonda anche sullo sfruttamento dei lavoratori e sui ricatti occupazionali.

Se vogliamo evitare che questi gravissimi fatti abbiano a ripetersi bisogna voltare pagina, bisogna ricostruire una filiera del lavoro che metta al centro i diritti, la tutela occupazionale e la certezza salariale per tutti i lavoratori, diretti e degli appalti.

Servono impegni concreti dalla Fincantieri: serve ridiscutere le lavorazioni che possono essere date in appalto e quali invece far rientrare, occorre superare il sub appalto, serve una clausola sociale che tuteli i lavoratori nei cambi appalto per toglierli dal ricatto e dalla precarietà, occorre certificare compiutamente l’orario di lavoro dei lavoratori in appalto, serve garantire l’occupazione ai lavoratori che denunciano il malaffare, di cui deve farsene carico Fincantieri.

E occorre che si apra fin da subito una discussione vera con gli organi di Governo del territorio e con tutte le forze politiche, affinché questa importante iniziativa giudiziaria non resti fine a sé stessa.

Oltre ciò non è più rinviabile l’apertura di un confronto sul modello organizzativo che coinvolga l’azionista di maggioranza, Cassa Depositi e Prestiti, e il Governo sul tema delle prospettive industriali del gruppo, sulla condizione dei lavoratori e per individuare efficaci strumenti di contrasto alla illegalità sia a Marghera che negli altri stabilimenti del gruppo.

Perché va detto che quanto sta emergendo dalle inchieste in atto non è un problema solo alla Fincantieri di Marghera. Analoghe inchieste stanno coinvolgendo ditte in appalto alla Fincantieri di Ancona e Monfalcone, per non parlare delle innumerevoli sentenze emesse dai vari tribunali civili che condannano Fincantieri a rispondere in solido sulla mancata corresponsione degli emolumenti, spettanti e mai ricevuti, ai lavoratori degli appalti operanti nelle varie sedi presenti sul territorio nazionale.

Un’azienda a capitale pubblico come la Fincantieri non può avere un futuro senza un sistema organizzativo e produttivo che non sia rispettoso dei diritti dei lavoratori che sono ancora la componente fondamentale per qualsivoglia attività produttiva.