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Il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli smentisce la notizia sul sorpasso dei pensionati rispetto ai lavoratori attivi: "È arrivato il momento di riaprire il cantiere della riforma" Sulle pensioni continuano a circolare fake news. “È del tutto priva di fondamento l'affermazione per cui il numero di pensionati in Italia a maggio avrebbe superato il numero dei lavoratori occupati”, dice per esempio il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli a proposito delle dichiarazioni di Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre.

Intervistato da Radio Cusano Campus Zabeo, ha parlato di sorpasso dei pensionati rispetto ai lavoratori attivi. Ma è un quadro completamente falsato. “I pensionati italiani – spiega Ghiselli - sono poco più di 16 milioni, gli occupati, come gli ultimi dati Istat rilevano, oltre 23 milioni. E questo anche considerando l’impatto di Quota 100 - le circa 150 mila pensioni liquidate nel 2019 sono state la metà di quelle previste - e il calo delle persone occupate registrato negli ultimi mesi a causa del Covid 19”.

Per il dirigente della Cgil si tratta quindi di “un errore non da poco, se condito con considerazioni relative alla presunta insostenibilità del sistema previdenziale italiano, forse finalizzate ad evocare ulteriori misure restrittive sulle pensioni”. “La verità è un’altra”, sostiene Ghiselli. “Pur considerando gli effetti ancora incerti, nella durata e nell'intensità, di questa crisi, il sistema previdenziale italiano è più che in equilibrio e lo sarà anche nei prossimi anni, confermando nel 2035, secondo le previsioni della Ragioneria Generale dello Stato, la stessa incidenza sul Pil del 2020. Fra l’altro, come si evince dal Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica 2020 della Corte dei Conti - prosegue - rispetto alle previsioni dei documenti ufficiali dello Stato del 2015 la spesa pensionistica nel 2019 è stata inferiore di 8,806 miliardi, l’età media di pensionamento è aumentata dai 61,1 anni del 2011 ai 63,9 del 2019 e il numero annuo di pensionamenti è passato dai 425 mila del triennio 2008-11 ai 363 mila del triennio 2016-18”.

“Dati che - sottolinea il segretario confederale - confermano la tenuta del sistema e che rafforzano la richiesta del sindacato al governo di riaprire il tavolo per una riforma previdenziale basata su maggiore flessibilità in uscita, sul riconoscimento del lavoro gravoso, di cura e delle donne, sulla tutela dei lavori poveri e discontinui. Nonché - aggiunge in conclusione - per varare misure urgenti per accompagnare le persone dal lavoro alla pensione, per risolvere il problema degli esodati e favorire da subito l'uscita anticipata di chi è disoccupato, invalido e degli addetti ad attività particolarmente esposte al contagio”.