PROCESSO CONTRO LA ‘NDRANGHETA.  LA CGIL PERCORRERÀ TUTTE LE STRADE PER L’AMMISSIONE A PARTE CIVILE, COSÌ COME AVVENUTO AD ERACLEA E NEL PROCESSO AEMILIA

 LO ANNUNCIA LA SEGRETERIA DELLA CGIL DEL VENETO DOPO CHE IERI IL TRIBUNALE DI VENEZIA NON HA AMMESSO I SINDACATI CONFEDERALI. QUESTO IL COMUNICATO:

“Dopo un primo rinvio, ha avuto inizio ieri il filone Veneto del processo “Camaleonte” contro le infiltrazioni della ‘ndrangheta in molte province della nostra regione. Come in occasione del processo di Eraclea, apertosi lo scorso gennaio, la CGIL del Veneto, in linea con il proprio statuto e con i valori fondamentali che ne guidano l’azione quotidiana, si è costituita parte civile. In continuità anche con quanto fatto dalla Cgil nel processo Aemilia nel quale, oltre alla Regione Emilia Romagna, erano state ammesse come parti civili anche le organizzazioni sindacali.

Tuttavia in questa occasione, a differenza del processo di Eraclea, il Tribunale di Venezia ha ritenuto non ammissibili le richieste delle organizzazioni sindacali confederali, in quanto è stata valuta l'insussistenza di un danno diretto e immediato agli interessi tutelati dalla CGIL.

Rispettiamo tale decisione che non è appellabile, ma percorreremo tutte le strade giuridicamente possibili per ripresentare le nostre istanze già in sede di dibattimento. Riproporremo e rafforzeremo le motivazioni in base alle quali la nostra organizzazione ha fatto la scelta politica di presentarsi nei processi per associazione di stampo mafioso come parte civile.

Dimostreremo il nostro interesse diretto al rispetto della legalità, in assenza della quale i riverberi sulle attività economiche pregiudicano direttamente la possibilità stessa per un sindacato confederale come il nostro di rappresentare i lavoratori e le lavoratrici.

Faremo emergere come le infiltrazioni ed il radicamento della criminalità organizzata in un territorio e nel suo tessuto economico e sociale nuocciono al mondo del lavoro, alla sua rappresentanza e al rispetto dei diritti e delle tutele di lavoratori e lavoratrici.

In ogni caso, qualsiasi sarà la decisione, anche futura, dei magistrati noi la rispetteremo così come continueremo ad agire sul piano politico, sindacale e giudiziario per contrastare le mafie e per garantire il rispetto della legalità e della convivenza civile”.