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SEMPRE PIU’ VIOLENTO L’ATTACCO ALLA LIBERTA’ DI STAMPA. STIAMO TORNANDO AL 1925? IL PERICOLO DI UN CONTROLLO POLITICO MEDIANTE AI TAGLI ALLA PICCOLA EDITORIA. Al Senato – mentre andiamo in stampa - sta per passare l'emendamento Patuanelli (M5S) nella legge di bilancio, gravido di pericoli per la libertà e il pluralismo dell'informazione.

Il 18 dicembre in piazza Montecitorio il consiglio nazionale della Federazione nazionale della Stampa (Fnsi) ha convocato un presidio di protesta contro i tagli al fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione che colpirà le cooperative, i quotidiani di idee e le testate locali.
A POCHE ORE dalla definizione di una legge di bilancio che formalmente si vuole «del popolo», mentre in realtà è scritta insieme ai custodi dell’austerità a Bruxelles, l’emendamento Patuanelli (capogruppo al Senato dei Cinque Stelle) sarà contestato a poca distanza dal palazzo dove lavora il sottosegretario con delega all’Editoria, Vito Crimi (M5S). L'emendamento è un colpo mortale al pluralismo dell’informazione, alla funzione critica della stampa, al ruolo dei corpi intermedi. Se fosse approvato al Senato nella forma «rimodulata» rispetto a quello presentato dal deputato Varrica alla Camera, l’emendamento ridurrebbe in maniera progressiva i contributi diretti del finanziamento pubblico a partire dal 2019 per arrivare all’azzeramento nel 2022 per le imprese editrici di quotidiani e periodici che hanno accesso in base al decreto legislativo 15 maggio 2017, numero 70.
SARANNO COSÌ colpite le cooperative giornalistiche come Il Manifesto che editano quotidiani e periodici; fondazioni o enti senza fini di lucro che editano quotidiani come Avvenire e periodici espressione di minoranze linguistiche; per non vedenti e ipovedenti; associazioni dei consumatori e degli utenti che editano periodici in materia di tutela del consumatore; imprese editrici di quotidiani e di periodici italiani editi e diffusi all’estero. Tra i quotidiani nazionali coinvolti ci sono anche Libero, Italia Oggi, il Foglio. Tra quelli locali ci sono il Roma-Giornale di Napoli, il Corriere di Romagna, la Voce di Rovigo, Cronache Qui Torino, Latina Oggi, Ciociaria Oggi, Il Quotidiano del Sud. Coinvolta anche Radio Radicale che perderà una parte cospicua per la sua attività di informazione pubblica sulle attività parlamentari. Contro il taglio è intervenuto sette volte il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, due la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati. Vito Crimi ha sottolineato che è nel «Dna del movimento Cinque Stelle l’abolizione dell’ordine dei giornalisti e il taglio del finanziamento ai giornali. Quindi abbiamo un mandato forte e netto». A In Mezz’ora di Lucia Annunziata , il Presidente della Camera Roberto Fico (M5S) ha confuso le acque, richiamando una realtà che non esiste più. «I contributi pubblici hanno anche generato dei veri e propri mostri» ha detto. Quell’epoca è finita da tempo. Ora si vanno a colpire mille lavoratori diretti, 10mila negli indotti.
LA LETTURA dell’emendamento, in particolare del quinto comma, rivela una realtà diversa da quella descritta da Crimi secondo il quale i risparmi «rimangono. Vogliamo garantire un sostegno a tutti, non solo ad alcuni editori». È vero, ma i finanziamenti saranno gestiti attraverso i decreti dalla Presidenza del Consiglio che acquisirà una funzione politica discrezionale. Oggi, invece, ha solo un ruolo esclusivamente amministrativo deciso da una legge del parlamento. Una volta approvata la legge di bilancio, la stampa indipendente sarà alle dipendenze dirette del governo di turno. Tutto il contrario di quanto la propaganda di regime sostiene in queste ore. Come sempre sarà la politica, e non il presunto «mercato», e tantomeno i «cittadini», a decidere come e in quale misura la libertà dovrà esprimersi. Come in altri paesi europei, anche nel nostro si sta provando a soffocare il dissenso, anche con l’arma del ricatto economico. Vedi l'Ungheria del sovranità Orban, la stella polare per il trio Salvini, Meloni, Di Maio, riuniti nel Pentafascioleghismo.
LE OPPOSIZIONI (Pd, Forza Italia, Fratelli d’Italia, LeU) denunciano il rischio della chiusura di numerosi giornali e la perdita di posti di lavoro. Ecco le ragioni per le quali sindacato dei giornalisti e Ordine sono in prima linea per difendere i colleghi a rischio disoccupazione e la libertà di informazione che si sostanzia nel pluralismo, evitando al massimo i condizionamenti del potere politico nascosti in modo subdolo dalle scelte e dalle volontà del M5S e del Governo.