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 In tanti anni di mancato investimento, le biblioteche di Ateneo rischiano la chiusura o la "privatizzazione". Nella pagina il comunicato della Rsu di Ca' Foscari 

RSU CGIL CUB e l'Assemblea del PTA segnalano ormai da tempo l'"abbandono" delle biblioteche, senza un piano di assunzioni, a fronte anche delle molte quiescenze del personale.

 

Alcune biblioteche di Ateneo sono organizzate, gestite da una sola persona o da due persone come ad esempio le biblioteche della sezione di orientalistica della BALI ospitate a Ca’ Cappello e Ca’ Vendramin. Sono biblioteche estremamente strategiche all’interno del sistema bibliotecario veneziano e nello specifico quella di Ca’ Vendramin, che ha solo una persona del personale tecnico amministrativo a fronte di 40.000 volumi con materiale prezioso ed introvabile altrove, tanto da attirare un importante numero di utenti provenienti da tutta Italia.
Questa biblioteca è frequentata da moltissimi studenti del Dipartimento di Studi sull'Asia e sull'Africa Mediterranea, che annovera ben 5000 iscritti nell’anno accademico 2017/2018 solo nell’area dell’estremo Oriente. Questo Dipartimento ha ricevuto un finanziamento quinquennale dal MIUR pari a 35 milioni di euro che permetterà di investire in nuove infrastrutture, corsi di laurea ed in assunzioni di docenti, ricercatori e personale tecnico-amministrativo. Ma docenti, ricercatori e studenti rischiano di non poter avere gli strumenti indispensabili alla ricerca e allo studio come i libri di una biblioteca perché il progressivo disinvestimento nelle risorse umane a cui si assiste da anni in molti settori, tra cui quello culturale, fa sì che il personale in quiescenza non venga più sostituito mettendo a rischio l’apertura stessa della biblioteca.
A questo si aggiunga che alle biblioteche accademiche oggi è richiesto di aprirsi al territorio ed esporre i contenuti anche con operazioni di tipo museale.
La domanda è con quali risorse, visto il mancato investimento in tal direzione. Certo è che la soluzione di una eventuale - e a nostro avviso sconsiderata - ipotesi di avvalersi di personale proveniente da cooperative, vanificherebbe ogni volontà di valorizzare le biblioteche, visto che le biblioteche di Ateneo necessitano di personale preparato e stabilmente occupato, in grado di fronteggiare l'obbiettivo di valorizzare le biblioteche, che dovrebbero avere una fama internazionale.
Quella del bibliotecario è una professione intellettuale specialistica ad alto contenuto tecnico scientifico, disciplinata dalla legge n. 4/2013, che garantisce requisiti, competenze, applicazione di normative tecniche UNI, standard qualitativi e di qualificazione, costanza di aggiornamento e rispetto del codice di condotta e deontologico così come regolato all'Associazione professionale AIB.
Il personale bibliotecario deve essere professionalmente qualificato, e dovrebbe essere selezionato tramite concorsi pubblici e inquadrato negli organici al fine di garantire la necessaria continuità e qualità della gestione dei servizi bibliotecari, soprattutto all'interno di una Università che da una parte sforna laureati del settore e dall'altra dovrebbe avere tutto l'interesse ad assumerli per assicurare un'alta qualità dei servizi ai suoi studenti, docenti e ricercatori!

Ricordiamo che l’assemblea dei lavoratori ha
RESPINTO E CHIESTO IL RITIRO DELLA DELIBERA del C.d.A. 24 novembre 2017
avente per oggetto “Affidamento di servizi biblioteconomici per il Sistema Bibliotecario di Ateneo”
in quanto rappresenta un inopportuno passo in direzione di una privatizzazione che andrebbe a snaturare le competenze ed il ruolo istituzionale dell’Ateneo. E l'ennesimo segnale della volontà politica dell'ateneo nel voler sempre più esternalizzare e di conseguenza Privatizzare l'Università!