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LEGGI L'INTERVENTO DI ENRICO PIRON

(SEGR. GEN. CAMERA DEL LAVORO)

PENSIONI. I CONTI NON TORNANO. Le  manifestazioni di sabato sono solo una tappa. La Cgil di Venezia è a Torino. La nota di Enrico Piron, segretario generale della Camera del Lavoro Metropolitana di Venezia

Quello che ci hanno proposto è insufficiente e non per questioni ...politiche, ma per valutazioni strettamente sindacali, quelle cioè che giudicano l'esito di una trattativa in base alle richieste contenute nella piattaforma e ne valutano la distanza. La fase due non ci ha permesso un giudizio positivo.
E quindi una mobilitazione che arriva alla fine di un percorso coerente. Il governo non ha mantenuto gli impegni sottoscritti, manca qualsiasi intervento per i giovani e donne e soprattutto insufficienti sono le risposte a lavoratori gravosi e soprattutto per evitare l' allungamento dell' età pensionabile.
Il nostro documento conteneva 11 proposte unitarie, soprattutto rispondenti alle esigenze dei giovani, sull'aspettativa di vita, sulle donne e sulla rivalutazione delle pensioni.
Ci sono, è vero, due piccoli interventi, ma per noi del tutto insoddisfacenti e da sola, la microplatea di lavoratori gravosi rispetto ai quali sospendere l'innalzamento dell'età  pensionabile e dei contributi per accedere alla pensione ha un impatto limitatissimo. Il governo dice 4 mila persone, ma per noi solo 8 mila, su un totale di 200 mila lavoratori che ogni anno vanno in pensione.

TROPPO POCO
Le 15 categorie di cui si parla, vengono individuate in modo quasi casuale.
Per questo pensiamo che sarebbe giusto, bloccare l'automatismo e mettere a lavorare sul tema una commissione di studio che produca un quadro scientificamente attendibile.
Si interviene poi anche sulla questione della previdenza complementare dei lavoratori pubblici, in questo caso recependo una nostra proposta che era quella della parificazione fiscale fra pubblico e privato, ma che era solo una parte delle nostre richieste su questa materia. E'  evidente che questi due interventi non bastano...

SUI GIOVANI NON C'E' NULLA . Non è rimasto neanche il timido abbassamento dall' 1,5 all'1,2 per cento della soglia  rispetto all' assegno sociale  per andare in pensione. Traducendo: oggi, se non hai una pensione maturata di almeno 670 euro circa, non vai in pensione a 66 anni e 7 mesi, ma vai a 70 anni e 7 mesi. La misura, tra l'altro, non costerebbe nulla alle casse dello Stato.

LE DONNE che sono già  "dentro"  alla cosiddetta l'Ape sociale hanno diritto a uno sconto per ogni figlio. Non 30 anni di contributi, ma 29 con un figlio, 28 con due. Stimano che questa misura coinvolga circa 4.000 donne, noi però ne contiamo al massimo 1.500. In ogni caso, questa misura minima non la si può certo spacciare per un riconoscimento del lavoro di cura delle donne italiane che, ricordo, dal 1° gennaio 2019 andranno in pensione alla stessa età degli uomini.
Accade per la prima volta nella nostra storia, ma il mondo del lavoro non è lo stesso di un tempo, le condizioni delle donne nel mercato del lavoro e nella famiglia non sono le stesse.

Ritengo che le valutazioni fatte da Cisl e Uil siano del tutto legittime, ma assolutamente non condivisibili. Dicono che un risultato, seppur parziale, ci sia stato.

PER NOI NON E' COSI'
Dobbiamo tener conto del rapporto con le persone che rappresentiamo e degli impegni contratti. Non ci possiamo accontentare di atti meramente simbolici e ininfluenti sul piano finanziario. Ci deve essere un processo di riforma reale, seppur graduale. E siamo convinti che non vi siano le condizioni per sostenere che questo passaggio segni tale percorso.
Per noi è  uno stallo, una battuta d'arresto.
Senza voler sottovalutare quello che è accaduto, penso che sia  importante mantenere vive e guardare a tutte le  iniziative unitarie che abbiamo in piedi.

Sono tante e cruciali: i diversi tavoli contrattuali, il confronto con Confindustria, la vertenza sulla sanità  e sul fisco, il rinnovo del contratto nazionale dei dipendenti pubblici, per il quale finalmente ci sono le risorse.
Questa fase ormai si è chiusa. Ora si passa al percorso parlamentare.

Nei giorni scorsi la Cgil ha tenuto degli importanti  incontri con i gruppi parlamentari per chiedere di modificare passaggi fondamentali della legge di bilancio. Abbiamo poi deciso di sostenere questo passaggio con un'iniziativa di mobilitazione. Una mobilitazione, vorrei ricordare, che è stata avviata da alcune settimane con assemblee e presidi e che continuerà.