Care/i R L S, delegate/i, gentili ospiti,
siamo qui anche quest'anno per quello che è ormai un appuntamento consueto, l’assemblea provinciale sui temi della salute, prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro, assemblea che è arrivata alla sua 9ª convocazione

E' un appuntamento che unitariamente CGIL, CISL e UIL vogliono mantenere, non solo per non dimenticare quanto avvenuto 9 anni fa, ma soprattutto perché riteniamo fondamentale che non diminuisca l'attenzione di tutte le organizzazioni su un tema così importante per la vita dei lavoratori e delle lavoratrici dentro e fuori dei luoghi di lavoro.

Un appuntamento che ha l'obiettivo, non solo di fare il punto di dove siamo arrivati, ma soprattutto di contribuire a diffondere ed arricchire la cultura della salute e sicurezza.
Quest'anno abbiamo scelto quale tema centrale dell'assemblea, in continuità con l'assemblea nazionale dello scorso ottobre, quello della contrattazione in tema di salute e sicurezza. Partendo proprio dalle proposte unitarie presentate a Bologna.
Il tema della contrattazione deve continuare ad essere lo strumento fondamentale per rendere effettivo il diritto alla salute e alla sicurezza di lavoratrici e lavoratori in un contesto che vede profonde modifiche delle leggi e dei diritti del lavoro (penso ad esempio al jobs act).
Un diritto, quello alla salute e sicurezza, che è primario, insopprimibile e codificato da direttive comunitarie e della legislazione nazionale ma che non è ancora pienamente effettivo anche se i dati del rapporto annuale ci parlano di un andamento decrescente della serie storica del numero degli infortuni.

Sono state registrate 663 mila denunce di infortuni accaduti nel 2014; rispetto al 2013 si ha una diminuzione di circa il 4,6%; sono il 24% in meno rispetto al 2010. Gli infortuni riconosciuti sul lavoro sono poco più di 437 mila, di cui più del 18% si sono verificati “fuori dell’azienda”, cioè “con mezzo di trasporto” o “in itinere”.
Delle 1.107 denunce di infortunio mortale (sono state 1.215 nel 2013), gli infortuni accertati “sul lavoro” sono stati 662 (di cui 358, il 54%, “fuori dell’azienda”). Anche se i 26 casi ancora in istruttoria fossero tutti riconosciuti “sul lavoro”, si avrebbe una riduzione di poco più del 3% rispetto al 2013 e del 31% rispetto al 2010.
Gli infortuni sul lavoro hanno causato circa 11 milioni di giornate di inabilità con costo a carico dell’Inail; in media 82 giorni per infortuni che hanno provocato menomazione e 20 giorni in assenza di menomazione.
L’indice di sinistrosità, ovvero il numero di infortuni normalizzato con il periodo di esposizione al rischio, è stato calcolato tramite il censimento (per testa), in via sperimentale, di tre macro-gruppi: gli artigiani autonomi, i lavoratori parasubordinati e i lavoratori “interinali”. L’andamento della serie storica quinquennale mostra una tendenza decrescente con valori compresi tra il 2% e l’1,5% per gli artigiani, intorno allo 0,3% per i parasubordinati, tra il 3,9% e il 3,2% per gli “interinali”.

Denunce di infortunio nel Veneto
2010 2011 2012 2013 2014
95.504 89.301 81.726 77.465 75.139

Denunce di infortunio con esito mortale nel Veneto
2010 2011 2012 2013 2014
145 129 131 119 94

Denunce di malattie professionali
2010 2011 2012 2013 2014
2.332 2.256 2.267 2.452 2.894

Ed è in conseguenza dello scenario che ho appena delineato che risulta necessario che la contrattazione si rafforzi nel ruolo di attrice e garante del diritto alla S&S, non solo agendo su quanto sancito dalle legislazioni ma riappropriandosi dei temi legati all'organizzazione del lavoro, non delegando la materia solo ai “tecnici”.
Il percorso che può garantire il consolidamento del diritto alla salute e sicurezza passa quindi attraverso la nostra capacità di essere maggiormente inclusivi, stando più attenti a quelle fasce, sempre più ampie, di mercato del lavoro meno organizzato, maggiormente precario, fatto di appalti, di piccole imprese, di ricorso ai voucher.
Per questo nell'assemblea nazionale di Bologna sono state presentate unitariamente da CGIL, CSL e UIL le “proposte per la contrattazione in tema di salute e sicurezza sul Lavoro” che devono diventare il fondamento del nostro agire, del nostro contrattare: partendo dalla formazione come primo elemento di prevenzione e poi approfondendo gli effetti che l'organizzazione del lavoro ha sul tema al centro della nostra assemblea.
Dobbiamo infatti pensare a temi come la gestione degli orari, i ritmi di lavoro, la gestione delle mansioni (su cui tornerò più avanti per una breve considerazione sugli ultimi decreti attuativi del jobs act) per capire il nesso e l'impatto che l'organizzazione del lavoro hanno sul benessere fisico, mentale e sociale dei lavoratori e delle lavoratrici. Così come porre al centro della nostra attenzione le:
le differenze di genere
l'invecchiamento dei lavoratori
lo stress-lavoro correlato
L' organizzazione del lavoro che non può quindi continuare ad essere considerata, come molta parte datoriale pensa, una variabile indipendente rispetto a salute e sicurezza. Anche perché l'esperienza evidenzia che un minor numero di infortuni, una minore insorgenza di malattie professionali e una maggiore produttività si hanno quando vi è una stretta correlazione e una gestione più integrata dell'organizzazione del lavoro con la SSL.
Per questo potrebbe essere utile dare maggiore attuazione all'art. 30 del Dlgs 81/08 dove si parla di modello di organizzazione e gestione della sicurezza.
Tema che forse sarebbe più utile e più facile affrontare attivando una effettiva ed efficace collaborazione tra le diverse forme di rappresentanza presenti nei posti di lavoro, con una compartecipazione degli RLS alla contrattazione aziendale senza relegarli al solo ruolo di tecnici.
Un'attenzione particolare, come dicevamo prima, dobbiamo continuare a porla verso tutte le forme di lavoro precario perché se è vero che sono destinatarie delle previsioni del Dlgs 81/08, nella realtà non è così generalizzato il rispetto concreto e uniforme della normativa esistente.
Ci sembra di poter dire con certezza che gli interventi legislativi più recenti, il jobs act e i suoi decreti attuativi, non favoriranno questo processo. Anzi tali decreti, non solo quello sulle cosiddette tutele crescenti, ma anche quelli sul demansionamento e sul controllo a distanza che riguarderanno tutti i lavoratori e le lavoratrici avranno un impatto pesante sulle condizioni di lavoro e sul benessere psico-fisico.
Infatti già oggi vessazioni, pressioni sul lavoro, elevata flessibilità e senso di precarietà creano disagi psicologici, stress da lavoro correlato più elevati che in passato e una normativa totalmente sbilanciata verso la parte datoriale non potrà certo migliorare la situazione. Dobbiamo invece domandarci se ci sarà ancora chi avrà ancora il coraggio di denunciare “vessazioni”, mobbing, malattie professionali se questo mette a rischio il posto di lavoro.
Da questo punto vista, quella che viene definita, “costrittività organizzativa” non potrà che aumentare, tenuto conto che già oggi da parte dell'INAIL vi è una certa resistenza a riconoscere tale patologia e che non si sono fatti passi avanti neanche sul fronte legislativo in tema di “mobbing” a differenza di quanto avvieni in diversi paesi europei (Germania, paesi scandinavi). Ricordo, per maggiore chiarezza e per rendere più evidente il legame con le recenti modifiche legislative, che sulla “costrittività organizzativa” influiscono, a titolo di esempio:
lo svuotamento delle mansioni
ripetuti trasferimenti ingiustificati
esercizio esasperato ed eccessivo controllo
marginalizzazione dalla attività lavorativa
prolungata attribuzione di compiti dequalificati rispetto alla propria professionalità o eccessivi rispetto a questa e alle proprie condizioni psico-fisiche.
Una legislazione nazionale, le riforme del mercato del lavoro messe in atto nel nostro paese che rendono i lavoratori e le lavoratrici sempre più “a disposizione” dei datori di lavoro non potranno che portare, come già verificatosi in passato, ad un aumento delle patologie psico-fisiche derivanti dal disagio lavorativo.
Spetta a noi allora il compito di tenere alta l'attenzione e trovare il modo di non fare passi indietro nella tutela di un aspetto della vita lavorativa che coinvolge pesantemente anche la sfera privata delle persone.
Dovremo vigilare perché non aver reso obbligatoria la formazione in caso di demansionamento esporrà i lavoratori e le lavoratrici a maggiori rischi in termini di salute e sicurezza. E uno strumento per vigilare dovrà essere quello della contrattazione per reinserire e rafforzare aspetti che le normative legislative stanno indebolendo.
Anche l'utilizzo esponenziale dello strumento dei VOUCHER che porta con sé elementi fortemente critici in tema di S&S e che vede la nostra regione avere un triste primato dato che, come emerge dai dati INPS, nei primi 4 mesi del 2015 risultano acquistati già circa la metà del numero di voucher acquistati nel 2014 con un ampliamento dei settori di utilizzo
2015 venduti in Veneto oltre 4 mil di euro di voucher nei primi 4 mesi (2,5 mil nello stesso periodo 2014) con un aumento del 60%;
2014 venduti in totale nel Veneto 9,6 mil di euro di voucher (contro i 6 mil del 2013);
I dati Inps evidenziano un calo del settore agricolo e un forte aumento del ricorso ai voucher da parte di settori come il commercio, il turismo e i servizi.
Su questo fenomeno è intervenuto anche il Presidente dell'Inps nei mesi scorsi per denunciare l'aumento indiscriminato dello strumento che produce danni irreparabili a decine di migliaia di lavoratori, sotto l’aspetto contrattuale, previdenziale e assistenziale. Nondimeno, come rilevato anche dagli ispettori del lavoro e dell’Inps, il lavoro con i voucher non essendo regolato come un normale rapporto di lavoro, si presta ad un uso illecito, ad es. per nascondere una parte del lavoro completamente in nero e per dare una “copertura” di pseudo legalità al rapporto di lavoro e per coprire eventuali incidenti sul lavoro.
Non di meno risulta prioritario affrontare definitivamente questo tema anche nella dinamica degli appalti, non consiederandolo solo un espletamento formale, ma prevedendo nei capitolati d’appalto, oltre alla quota destinata alla sicurezza, dei sistemi di monitoraggio che coinvolgano i delegati sindacali non solo delle imprese in appalto, ma anche delle imprese in committenza.
Risulta quindi evidente come nostro compito sia quello di controllare che attraverso questo strumento, le aziende non eludano la normativa sulla sicurezza per fare ulteriori risparmi, dobbiamo monitorare il rispetto delle normative al fine di garantire anche per questi lavoratori e lavoratrici, già penalizzati fortemente su altri fronti, siano rispettati di dettami legislativi in tema di percorsi formativi obbligatori così da essere messi nelle condizioni di ridurre al minimo i rischi a cui possono esser esposti.
Il ruolo della contrattazione in questo ambito deve quindi indirizzarsi verso interventi che:
assicurino che nelle forme di lavoro precario non vi siano normative vessatorie e/o elusive degli obblighi datoriali;
stabiliscano percorsi di verifica degli obblighi formativi nelle nuove assunzioni;
aumentino e rendano maggiormente esigibili per il lavoro precario le assemblee con RLS, RSA/RSU.
Tenuto conto del tessuto economico produttivo del nostro Paese fatto di imprese di piccola dimensione e di artigianato, un ruolo importante possono svolgere gli organismi paritetici e la rete che questi possono costruire per essere da supporto ad imprese e lavoratori in stretto raccordo con RLS e RLST, programmando e promuovendo, così come si cerca di fare nel nostro territorio, interventi di prevenzione e interventi che favoriscano il diffondersi di una cultura della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Non aiuta questo percorso di costruzione comune di una cultura della S&S nei posti di lavoro quanto recentemente precisato da una nota del Ministero del lavoro (n. 9483/15) che ha annullato delle sanzioni imposte dal sistema di vigilanza ad un datore di lavoro per aver fatto della formazione con organismi paritetici irregolari. Riteniamo che in questo ambito non basti assicurarsi che la formazione sia fatta ma anche garantire che chi la fa abbia tutte le carte in regola, altrimenti si rischia di facilitare il “fai da te” e la ricerca delle vie più facili che garantiscono un rispetto formale delle regole ma non sostanziale.
Inoltre questa cultura alla S&S deve sempre più valicare i confini aziendali e intrecciarsi con tematiche ambientali più generali e legate al territorio per evitare il ripetersi di casi come quello di Eternit,di Porto Marghera o dell'Ilva di Taranto che hanno fatto emergere come un errato modello di sviluppo porta enormi conseguenze non solo di natura economica.
La crisi, le ristrutturazioni del mondo produttivo non devono quindi essere motivo per arginare, ridurre l'importanza di questi temi e l'efficacia della nostra azione che invece necessita di nuovi impulsi in questa direzione sollecitando maggiore confronto e ruolo dei nostri rappresentanti (RSL; RSA/RSU) rispetto ai temi di gestione aziendale relativi ad ambiente, salute e sicurezza. Ed evitando ogni conflitto tra ambiente e lavoro, ma armonizzando sempre questi aspetti.
Infine vorrei concludere ricordando anche che un ulteriore decreto attuativo del Jobs Act quello di riforma delle agenzie ispettive sul lavoro attraverso un accentramento ed integrazione dei servizi ispettivi del Ministero del Lavoro, di Inps e Inail, suscita (in attesa della sua approvazione definitiva) delle perplessità e preoccupazione anche dal punto di vista della salute e sicurezza sul lavoro. Il timore è legato non solo al fatto che la piena attuazione dell' “Ispettorato Nazionale del Lavoro” richiede ulteriori decreti interministeriali, ma anche per gli interventi previsti sulla “commissione centrale di coordinamento del'attività di vigilanza” che se rivista nella composizione e/o ruoli potrebbe determinare un ulteriore indebolimento del ruolo delle organizzazioni sindacali ed il graduale quanto pericoloso allontanamento dei luoghi di lavoro, così come preoccupa la riduzione (seppur minima) del numero di sedi territoriali e la definizione degli organici.
Per tutto quanto detto CGIL, CISL e UIL intendono continuare ad impegnarsi con determinazione e fermezza sul fronte della salute e sicurezza sul lavoro senza rallentamenti o divisioni, solo agendo insieme infatti e puntando ad obiettivi condivisi possiamo concretamente e efficacemente cambiale le cose e volgerle al meglio.