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GLI AUGURI PER IL PRIMO MAGGIO DI ENRICO PIRON segretario generale della Camera del Lavoro Metropolitana di Venezia
Una festa muore quando diventa rito. Quando si perdono le ragioni per cui si celebra quella giornata. Il primo Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, né tanto meno sociali, per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione.


"Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire" fu la parola d'ordine, coniata in Australia nel 1855, e condivisa da gran parte del movimento sindacale organizzato del primo Novecento. Si aprì così la strada a rivendicazioni generali e alla ricercadi un giorno, il primo Maggio, appunto, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare una forma di lotta e per affermare la propria autonomia e indipendenza. Tutto nasce da lì. E tutto rischia di spegnersi, se quella celebrazione, non continuerà ad essere per ognuno di noi, un momento di fratellanza, di incontro e di discussione nelle piazze e nei luoghi della socialità, riappropriandocene. Non sarà quest'anno, la festa del 1° Maggio, una giornata serena e spensierata per le lavoratrici, i lavoratori, le pensionate e i pensionati.
Dovremo ribadire, a gran voce, che questa crisi infinita che indebolisce giorno dopo giorno le nostre certezze, non è stata provocata da noi, come stanno continuando insensatamente a dirci, ma da politiche industriali e produttive inesistenti e da una classe imprenditoriale inadeguata.
Dovremo riaffermare che l'indebolimento delle tutele di chi lavora, non è volano dello sviluppo, ma contribuisce ad incrementare l'involuzione sociale e civile del paese oltre che quella produttiva.
Dovremo continuare la nostra battaglia per la giustizia sociale, l'emancipazione delle lavoratrici e dei lavoratori, delle pensionate e dei pensionati, liberandoli dal bisogno.
Ma ancora di più, dovremo stringerci attorno alle vittime della tragedia del mare della scorsa settimana dove hanno perso la vita settecento persone che cercavano di sopravvivere e dire che questo rappresenta per tutte le lavoratrici e per i lavoratori e per tutte le pensionate e i pensionati l'ultimo ed inaccettabile prezzo che questo insensato modello produttivo e sociale che si sta ingenerando nel mondo ha causato e non basta più indignarsi e non basta più parlarne: oggi è necessario, da subito, che le politiche europee e quelle mondiali agiscano su questo versante a partire dal rispetto per il diritto alla vita e per la libertà delle persone, senza che le contraddizioni vengano scaricate sul nostro territorio e che si ingeneri una guerra “tra poveri”. E così, buon 1° maggio, compagne e compagni, soprattutto a coloro i quali in piazza ci vanno ancora, a coloro i quali considerano questa festa la loro festa, un pezzo della storia del nostro Paese e il luogo delle loro ragioni, che ci vedono dentro il rilancio delle parole che hanno improntato la nostra attività in più di Cento anni di storia e che ora debbono rivestirsi di nuovi e profondi significati e di grandi ragioni, senza permettere alla polvere del tempo e al qualunquismo dilagante di svilirne la profonde ragioni.


BUON 1° MAGGIO COMPAGNE e COMPAGNI!
Enrico Piron Segretario Generale
Camera del Lavoro Metropolitana Venezia